ECCO LA QUARTA PARTE DEL LIBRO VEDERE

0
117
 
 IMPARARE A GUARDARE IL MONDO IN MODO NUOVO
La malattia, anche quella degli occhi, è sempre un’occasione individuale, unica e irripetibile per imparare.
Allargare l’orizzonte
Dunque, che cosa dovrebbe mai (voler) imparare un miope? Per esempio, dovrebbe venirgli l’idea di allargare un po’ il suo orizzonte, ormai troppo ristretto, essendo diventato abbastanza adulto per liberarsi dallo schema di relazioni della sua infanzia.
Può anche darsi che ora sia disposto a lasciarsi indietro la timidezza, la paura, instauratesi con la sua diminuita capacità di vedere (è pur vero che un automobilista nella nebbia diventa più prudente), per uscire infine senza remore dal limitato raggio di azione che si era imposto. Un giorno disporrà forse della stabilità sufficiente per spingere i propri confini un po’ più in là, verso l’esterno.
Riconoscere ciò che è vicino
Col tempo, l’ipermetrope si renderà probabilmente conto di doversi sforzare di riconoscere ciò che gli è vicino, poiché chi non possiede la consapevolezza di ciò che gli è vicino non ha accesso sufficiente alle proprie radici e non può nemmeno consentirlo alle persone che gli stanno intorno.
Dovrebbe inoltre sfruttare l’opportunità della sua ipermetropia in modo nuovo. Può essere molto di più che un luogo di evasione dove il soggetto si trattiene ma dove non diventa mai di casa; egli pure può arrivare a percepire un soffio del fascino del pensare in grande: “Lancia il tuo cuore oltre il fiume e salta dietro di esso» si dice. Ora l’ipermetrope può farlo davvero e non soltanto sognarlo.
Utilizzare razionalmente la tensione
Il famoso ‘strabismo di Venere’, che non molto tempo fa era persino segno caratteristico di un certo canone di bellezza, è un’alterazione relativamente frequente. Si tratta della deviazione degli occhi verso l’interno (vedi il paragrafo ‘Riconciliare due immagini del mondo ‘).
Anche i protagonisti del piccolo schermo appaiono strabici, per motivi tecnici di ripresa, ma verso l’esterno.
Dato che i due assi oculari non coincidono, le immagini percepite sono due e questo avviene generalmente sin dalla prima infanzia. I bambini affetti da strabismo devono imparare a gestire queste due immagini.
Per  semplificare possiamo dire che, partendo da tesi e antitesi, essi devono derivare una sintesi. Ciò richiede un’elevata capacità di analisi che non di rado i soggetti pagano con una certa rigidità interiore, dato che l’intuito e le altre facoltà dell’emisfero cerebrale destro devono passare in secondo piano per lasciare spazio al pensiero analitico.
La soluzione per l’individuo adulto potrebbe essere l’accettare il fatto che le due immagini del mondo che egli percepisce gli indicano come sia vero che ‘ogni cosa ha due lati’.
A questo punto, egli non deve più cercare costantemente di superare la tensione fra i due poli opposti, ma se ne può servire in modo razionale e costruttivo: si creano spazi disponibili per il sentimento e la sfera intuitiva.
Vedere il mondo nella sua pienezza
E che cosa dire di chi fino in veneranda età si guarda intorno con uno sguardo d’aquila? Non ha più niente da imparare? Ne ha, sicuro. Chi potrebbe mettere in dubbio la veridicità del proverbio «Non si finisce mai di imparare»?
Tuttavia, non per tutti gli occhi sono veicolo di conoscenza. Gli stimoli per l’apprendimento potrebbero avere il loro ruolo su tutt’altro campo di gioco.
Del resto, ciascuno di noi conosce almeno una persona di naturalezza particolarmente apprezzabile e di grandi qualità umane costretta a lottare per tutta la sua vita contro un’incombente cecità. Durante tutto questo tempo ha lottato veramente, e imparato molto.
A chi non può credere che anche le cosiddette ‘debolezze della vista’, o disturbi oculari senili non siano manifestazioni puramente organiche forse può dar da pensare questo fenomeno. È indicativo che soprattutto i pittori molto spesso abbiano occhi che sconfinano al di là del presente. Essi vogliono vedere il mondo nella sua meravigliosa e colorata pienezza. Intanto hanno risvegliato le loro capacità creative e le hanno utilizzate per tutta la vita, cioè hanno avuto accesso alla pienezza del loro mondo interiore.
Molto spesso gli agricoltori hanno una buona vista anche da anziani. Abbracciano con lo sguardo la loro terra, vivono il ciclo naturale delle stagioni e sono sempre nuovamente testimoni della fecondità della terra; sperimentano il loro coinvolgimento apportando il proprio lavoro produttivo. Hanno bisogno degli occhi per vedere tutto ciò che cresce. Tuttavia, non possono fare a meno degli occhiali per leggere.
Mai fermarsi
Chi non conosce il motto: «Chi si ferma è perduto»? Applicato all’occhio umano, esso significa che la funzionalità oculare diminuisce perché si formano corpi mobili che offuscano la visione, irritano l’occhio e lo irrigidiscono. L’afflusso di sostanze nutritive all’occhio inizia a ristagnare e l’equilibrio dei liquidi presenti in esso viene compromesso.
Il consiglio migliore che si possa dare a tutti coloro che hanno problemi con la vista o vogliono mantenere i propri occhi nelle condizioni migliori è di essere sempre pronti a scoprire qualcosa di nuovo, ad ampliare continuamente il proprio campo visivo, e di non permettere ai corpuscoli, che compaiono sempre, in ogni circostanza della vita, di insediarvisi definitivamente.
La pulizia, che comporta l’elaborazione del vecchio e contemporaneamente la sua applicazione nel presente per evitare l’accumulo di queste scorie, significa ancora percorrere la strada che conduce all’interno di noi stessi.
Sudare per fatica fisica o in una sauna finlandese o indiana, con il corretto atteggiamento interiore, può essere utile.
Lo è anche una passeggiata in una giornata di brutto tempo, lottando contro vento e pioggia, con gli occhi bene aperti; si può gridare contro la tempesta: “Fuori tutto, via da me! »
Niente ci deve rimanere sullo stomaco, nessun parassita deve poter camminare su di noi, per poi magari anche fare il nido.
Come è piacevole dopo guardarsi intorno con gli occhi aperti e percepire con tutta l’anima ciò che ci fa bene: avere la sensazione di ‘vedere dietro le cose’ con crescente tranquillità.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here