ECCO LA QUINTA PARTE DEL LIBRO VEDERE

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GINNASTICA INTEGRALE PER GLI  OCCHI
Dopo questo viaggio nella teoria, che dovrebbe aver preparato il terreno all’osservazione psicosomatica del nostro organismo e in particolare dell’occhio, ora sarete sicuramente pronti alla partenza e vi domanderete con impazienza che cosa ci sia da fare.
Ne avete abbastanza di lottare con gli occhiali o le lenti a contatto, volete guardare intorno e davanti a voi, per percepire l’intero spettro della vita e del mondo.
Volete veramente vedere meglio? 
Credete di potervi separare da buona parte dei comportamenti che avete costruito su misura, come un rifugio intorno alla vostra anima, sin dai tempi dell’infanzia?
Siete disposti, e questo è il primo e il più importante imperativo, a fare la pace con voi stessi? Volete essere buoni con voi stessi, pur ammettendo, guardandovi negli occhi allo specchio, di esservi legati a una falsa immagine di voi e di non essere così generosi, diligenti, tolleranti, tenaci, come credevate? Ammettete, continuando a volervi bene, che spesso non fate altro che orientarvi secondo regole che non corrispondono ai vostri sentimenti e che avete lottato contro queste regole con tutti voi stessi e che i vostri occhi, forse non solo quelli, si sono ammalati per questo? 
Come reagirete quando inevitabilmente capirete che dovete ‘guardare con occhi diversi’ il mondo che vi circonda? Che cosa farete quando vedrete che il rapporto con il vostro compagno si regge su forme da lungo tempo svuotate e che, benché entrambi tentiate di fingere continuamente, i bisogni fondamentali per il rapporto non vengono più soddisfatti’ 
I vostri occhi riusciranno a vedere veramente come è fatto lui o lei e come siete voi, per poter costruire, da ora in poi, un ponte completamente nuovo che vi unisca di nuovo?
Siete disposti a leggere le righe che seguono lentamente e ad alta voce, interiorizzandone gli enunciati con la mente e con il cuore, in maniera intensa e onesta? 
 lo non vedo ciò che mi fa paura perché non corrisponde alle regole secondo cui io vivo e che mi sono dato da solo oppure ho ricevuto da persone di riferimento importanti nella mia infanzia o nella società. 
 Non vedo ciò che mi ricorda esperienze negative, che ho rimosso e non ho elaborato. 
 Non vedo ciò che non riesco più a conciliare con le decisioni importanti che ho già preso, dalle quali non voglio separarmi, per paura di avventurarmi in un terreno sconosciuto.
 Non vedo ciò che potrebbe provocare in me reazioni sessuali perché credo che non mi siano consentite, oppure non vedo ciò che normalmente provoca in me reazioni sessuali perché attualmente non sono disponibile o all’altezza. 
 Vedo ciò che devo vedere. 
 Non vedo una quantità infinita di cose che potrei, ma non dovrei, vedere. Perciò vedo fin troppo spesso cose che non sono realmente presenti, ma che semplicemente ‘entrano nel mio campo visivo’.
Sono parole forti, e qualcuno di voi potrebbe essersi spaventato e non voler più proseguire. Non fa nulla.
Questa parte del libro offre una serie di suggerimenti per iniziare la pratica del lavoro su voi stessi.
Un programma di esercizi già pronto, del quale si possa garantire il risultato, non esiste, perché non esiste un obiettivo unico per tutti (i casi che riuniscono anche solo un piccolo gruppo di soggetti sono infatti la minoranza). Provate con gli accenni dei diversi tipi di terapia che abbiamo riunito.
Ciascun individuo è un essere unico e irripetibile. Analogamente, la strada verso l’esperienza, la conoscenza e la realizzazione di se stessi deve essere tracciata su misura. Prendetevi tutto il tempo che volete e non siate impazienti: la vostra strada si mostrerà da sé. 
La strada è la meta
 
Ora, che cosa significa esperienza e realizzazione di se stessi? Vuol dire fissarsi un obiettivo astratto: “Mi voglio realizzare? Oppure, più concretamente e in considerazione dei disturbi evidenziati dal medico, significa: “Adesso voglio allenare i muscoli dei miei occhi per farli funzionare in maniera ottimale e in poco tempo. Dovrò ben vedere tutto ciò che c’è da vedere, se elimino qualsiasi ostacolo organico»?
Nessuno di questi due atteggiamenti porterà a ciò che generalmente si intende per ‘obiettivo’.
Sicuramente conoscete il modo di dire: “La strada è la meta»; non sottovalutatelo perché è logoro e sulla bocca di tutti e spesso usato impropriamente: è giusto, senza riserve.
Ciò che dovete dirvi mettendovi in cammino è: “Voglio ‘Cederci meglio, percepire di più, saperne di più, di me stesso e degli altri, soprattutto di coloro ai quali è legata, magari in modo problematico, la mia vita». Possono essere il compagno, i figli, i genitori, gli amici, i colleghi. Poi iniziate a passi minuscoli, senza porvi davanti la meta di un successo immediato: questo vi porterebbe ancora una volta, proprio perché si tratta in sostanza di un obiettivo, a bloccarvi. 
Apritevi  alle sorprese, che vi vengono incontro, stupitevi, gioite. “La sapienza inizia con la capacità di meravigliarsi:State studiando la difficile scienza che riguarda voi stessi. 
Ogni minima variazione fisiologica, ve ne renderete conto presto, comporta dei cambiamenti nella vostra psiche. Quando i blocchi mai riconosciuti, mai ritenuti nemmeno possibili, iniziano a sciogliersi, la vostra mente perde un pezzetto della sua corazza. È bello e può già dare un senso di libertà.
Ricordate la favola del principe ranocchio? “Enrico, la carrozza si rompe» dice il principe, sentendo dei rumori, ma il suo fedele servitore, che finalmente non ha più davanti a sé un rospo, ma il suo giovane signore, risponde: “È il cerchio che avevo intorno al cuore e che portavo con grande dolore>. 
Quando il cerchio cade dal cuore, significa che non ha più nessun appiglio
Riusciamo noi senza la corazza che ci siamo fabbricati, il corsetto, la 
maschera, la “persona”, come l’ha definita  Jung, semplicemente a esistere, non parliamo nemmeno di vivere? Che cosa subentra al blocco che si scioglie? Ecco un punto che spesso è problematico. Noi tendiamo piuttosto a ricrearci rapidamente dei nuovi appigli, anziché accettare le verità esistenziali: non ci sono punti fermi, non ci sono certezze. Tutto è mutevole.
La grande opportunità: potersi ascoltare, finalmente, poiché non ci sono più le regole che soffocano la sottile, esile voce dei nostri bisogni. Il primo passo verso una maggiore consapevolezza, il primo passo verso una più ampia percezione, una più chiara visione. Tuttavia, bisogna ammetterlo onestamente, la via da percorrere è tutt’altro che rettilinea o piana. Chi segue la corrente alla ricerca di sé può anche perdere a un tratto il contatto con il terreno sotto i piedi, può entrare nelle acque basse dello smarrimento, dove non si sente più portato, oppure anche essere colto da un gorgo che lo rovescia a testa in giù. Riservatevi per quel momento un pizzico del coraggio con il quale avete iniziato. 
Anche il miglioramento delle condizioni dei vostri occhi non procede in modo lineare: ci sono balzi in avanti e momenti di stagnazione. Può darsi che dopo un anno si abbia la netta sensazione soggettiva di un miglioramento, purtroppo non confermato dall’osservazione organica oggettiva. 
Eppure, se siete costanti e proseguite con serietà e con gioia, due atteggiamenti che possono andare molto d’accordo, se eseguite gli esercizi senza svolgerli come un’abitudine, se avete iniziato questo lavoro veramente decidendo dal profondo del cuore quale strada percorrere, allora dopo un anno avrete a disposizione capacità visive e di percezione di cui prima non avevate letteralmente alcuna idea. Avrete imparato a fare attenzione al respiro, a sentire il centro di voi stessi.
 Non uscirete più fuori di voi per ogni minima cosa, perché sarete diventati cari a voi stessi. 
Le attività della vita di ogni giorno prenderanno un peso diverso. Se assumete il cibo scegliendolo con cura, preparandolo in modo razionale e facendolo con gratitudine, con la sensazione di fare qualcosa di buono per il vostro organismo, forse avete imparato un gusto della vita di tipo indiano, buddista, non molto frequente fra noi occidentali. 
Chi ha conosciuto gli sciamani indiani o i lama tibetani ricorderà la loro risata che apre il cuore: il segreto di queste persone è la spiritualità profonda ed evidente. Essi sanno guardare al di là delle cose, dove sanno trovare una fonte inesauribile di energia alla quale possono attingere tutti coloro che hanno saputo trovate la strada per l’aggiungerla. 
Cercare la propria strada
 
Affrontando il problema da punti diversi, queste ultime pagine hanno cercato di convincervi che, se volete mantenere una buona vista o risolvere i problemi che potreste avere con gli occhi, siete chiamati a cercare una via che sia assoluta mente vostra per raggiungere questa meta. Ora si tratta di fornirvi gli strumenti pratici. Dovendo, da un lato, indicarvi necessariamente istruzioni chiare, ma non volendo, dall’altro, impegnarvi a priori in una determinata direzione, è stata scelta la struttura tipica del programma ricavato dalle tecniche classiche dell’attività fisica e del rilassamento.
Sono stati scelti quattro metodi, simili fra loro nelle finalità, ma molto diversi nel tipo di approccio al soggetto. Si tratta del training autogeno, del metodo Feldenkrais, dello yoga e della bioenergetica. Dopo una breve introduzione sulla concezione e le finalità del metodo, di volta in volta trovate le istruzioni per eseguire alcuni esercizi tipici. 
Poiché un esercizio può dare buoni risultati solo se viene eseguito davvero regolarmente e con entusiasmo, è molto importante che scegliate quelli che più vi corrispondono. 
Se vi prenderete il tempo per eseguire tutte le serie di esercizi, cercando di osservare le vostre reazioni, solamente registrando le differenze diventerete già più sensibili. In tutte le serie sono compresi esercizi di respirazione e rilassamento. Se scoprirete che sono questi i vostri preferiti, sarete presto in grado di fare delle brevi pause salutari, che vi consentiranno di saltare fuori dal carosello della tensione e delle preoccupazioni quotidiane.
 È già molto.
Qualora desideraste impegnarvi più a fondo in qualcuna delle terapie presentate, dovreste iscrivervi a qualche corso e consultare altri testi (vedi l’Appendice bibliografica’).
Per quelli di voi che a priori preferiscono non intraprendere da soli il lavoro, ma vorrebbero avvalersi dell’esercizio in comune con gli altri, viene introdotta brevemente la terapia di gruppo, che andrebbe svolta con la guida di un medico oculista specializzato in psicosomatologia. Il rilassamento necessario si raggiunge con il training autogeno. L’accesso agli strati più profondi della personalità è consentito dallo psicodramma o dall”esperienza catatimica dell’immagine’. 
Posizione di meditazione semplice da seduti 
In una parte degli esercizi illustrati nelle pagine successive si inizia da una determinata posizione del corpo, che sarà chiamata ‘posizione di meditazione semplice da seduti’ (vedi le foto in alto). Naturalmente, chi ha già esperienza di meditazione o di altre tecniche di rilassamento può adottare la sua posizione di meditazione personale.
• Prendete posto su una sedia stabile, senza braccioli, con i piedi leggermente divaricati, diritti, ben appoggiati al pavimento; le cosce devono essere orizzontali.
• Siete seduti con il peso equamente distribuito su entrambe le tuberosità ischiatiche, che percepite nel contatto con il sedile. La colonna vertebrale è diritta, ma non rigida .
• Il mento è leggermente abbassato, in modo che gli occhi siano rivolti diagonalmente verso il basso e guardino verso un punto immaginario posto alla distanza di un metro abbondante dai vostri piedi.
• Rilassate le mascelle. La lingua è abbandonata all’interno della bocca, le labbra possono rimanere leggermente aperte . • Le braccia pendono verticalmente verso il basso (non alzate le spalle) e le mani sono abbandonate in grembo, con le palme rivolte verso l’alto, l’una sull’altra. I pollici, toccandosi, formano un ‘ponte’.
Un’antica interpretazione di questo atteggiamento vuole che le palme rivolte verso l’alto segnalino la disponibilità all’apertura, mentre il ponte formato dai pollici rappresenti il flusso circolare del cosmo.
Prima di iniziare l’esercizio assicuratevi di trovarvi in un punto dell’appartamento bene illuminato e fate in modo di non venire disturbati. La vaga aspettativa di poter essere interrotti dal telefono o da una visita può portare a una tensione nervosa latente che pregiudica il vostro abbandono a quella condizione di rilassamento attento che è invece auspicabile. Col tempo raggiungerete questo ‘atteggiamento meditativo’ sempre più rapidamente e con maggiore intensità.
Una tale condizione, e questo vale anche per lo stato di concentrazione necessario all’attività artistica, è caratterizzata dalla produzione di onde alfa nel cervello, che hanno una frequenza media compresa fra i 7 e i 13 Hertz. A queste onde è associato un senso di rilassamento sia fisico sia psichico neutro, non finalizzato. Nella vita di tutti i giorni, segnata dal pensiero e dall’azione orientati verso l’esterno, vengono prodotte onde beta (dai 13 Hz all’infinito). Con la meditazione praticata da chi ha una lunga esperienza si producono onde teta <da 4 a 7 Hz).