Ecco la terza parte del libro VEDERE e il titolo è tutto un programma

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VEDERE … PER TUTTA LA VITA
La ricerca sulle condizioni di vita del bambino nel ventre della madre negli ultimi anni ha visto notevoli sviluppi. 
Il feto reagisce ai diversi influssi cui è esposta la madre: la musica di Mozart lo tranquillizza, la collera o le preoccupazioni della madre lo fanno reagire in modo irrequieto e aggressivo.
La psicologa americana Helen Wambach ha cercato con esperimenti di ipnosi, che si sono protratti per anni, di scoprire quali sentimenti provassero i bambini non ancora nati.

Fra gli altri dati, che sono soprattutto interessanti per chi si occupa della reincarnazione , è risultato che il feto è curioso di conoscere l’aspetto esteriore della madre, con la quale ha già avuto un così lungo e’ intenso contatto psicologico.
Dopo il parto naturale, dove non sia stato fatto uso di anestetici, il bambino cerca lo sguardo della madre e anche del padre. È uno sguardo molto lungo, indagatore: qualche madre se lo ricorderà e si ricorderà anche che un tale contatto tramite gli occhi non si ripete se non dopo un certo lasso di tempo.

Nel Talmud si legge che un angelo posa il dito sulle labbra del neonato, per chiuderle, affinché non rivelino i segreti. Questo lungo sguardo annuncia il segreto.
Il bambino è nato, e quasi sempre ha gli occhi sani. Eppure non si sono ancora stabilizzati nella loro posizione. Dall’esterno, un violento flusso di stimoli giunge a questo esserino, che con essi si deve confrontare.
Lo fa impegnandosi anima e corpo, che interagiscono costantemente. Chi per esempio non si sente all’altezza di genitori molto attivi, esigenti, ‘stressanti’ impara presto a dirigere lo sguardo su quanto gli sta più vicino. Chi non riesce ad assumere un comportamento che gli è incompatibile per inserirsi nel suo ambiente preferisce dirigere lo sguardo verso obiettivi lontani, facendo perdere agli occhi la capacità di rilevare i dettagli degli oggetti più vicini.

Quando padre e madre vengono percepiti in modo diverso, per quanto riguarda l’intensità della loro personalità, il loro modo di porsi nei confronti del figlio e anche la forza della loro posizione all’interno della coppia e della famiglia, allora gli occhi ‘ruzzolano‘ l’uno verso l’altro, nel tentativo di fermarsi su una immagine affidabile dei genitori (vedi anche il paragrafo ‘Riconciliare due immagini del mondo ).

L’occhio del padre e l’occhio della madre

I concetti di ‘occhio del padre’ e ‘occhio della madre’ sono giunti a noi dall’immaginario dell’Estremo Oriente. Con quale precisione gli orientali abbiano colto nel segno è stato dimostrato per mezzo di esperimenti di fisiologia cerebrale.
L’occhio del padre è il destro, che appartiene quindi alla parte destra del corpo, quella che corrisponde all’emisfero cerebrale sinistro. Qui sono localizzati il pensiero logico, la parola, la memoria numerica, il pensiero lineare e analitico, il senso del tempo; queste funzioni vengono definite come ‘io cosciente’.
La parte sinistra del corpo è subordinata all’emisfero cerebrale destro, sede dell’intuito, del ritmo, del movimento, della sensibilità musicale, dell’immaginazione, del pensiero figurativo, del senso del colore e della fantasia.
Le diverse serie di esperimenti hanno dimostrato che negli uomini e nelle donne le capacità di reazione dei due emisferi cerebrali hanno potenziali differenti. Negli uomini le differenze di reazione dei due emisferi sono molto evidenti: generalmente la parte sinistra è più forte della destra; le donne normalmente dimostrano capacità di reazione analoghe. per entrambe le parti: nel loro caso, di conseguenza, non si distingue una predominanza di un emisfero sull’altro. ‘Tipicamente femminile’, si dice di solito con ironia: sotto questo aspetto, la frase diventa piuttosto un complimento.

Le fasi della vita e i difetti visivi

Secondo la mia esperienza, i difetti della vista insorgono principalmente in quattro importanti fasi della vita umana: il periodo che segue il sesto anno di età, il periodo della pubertà, la cosiddetta ‘crisi della mezza età’ e l’inizio dell’età senile. I fenomeni tipici che si manifestano in queste fasi presentano tante analogie da consentire di trarre delle conclusioni generali.

L’adattamento del bambino di sei anni

Con l’inizio dell’età scolare va persa buona parte della spontaneità della prima infanzia. A scuola il bambino acquisisce nuove abilità, si interessa di come funzionano le cose, impara a riconoscere regole e ordini; si appropria di ciò che l’ambiente sociale, sempre più vasto, ha da offrirgli. In questa fase entrano in gioco per la prima volta prepotentemente forze esterne all’ambiente domestico, che pongono il bambino di fronte a nuove problematiche nella sua evoluzione.
È durante questo periodo che l’oculista riscontra spesso difetti visivi. La ragione può essere che solo con l’inizio della scuola (la difficoltà, per esempio, a vedere quanto scritto sulla lavagna) viene notata la debolezza dell’occhio.
Tuttavia, accade anche che alcune difficoltà visive insorgano in seguito a tensioni di tipo psicologico.
Si possono manifestare difetti visivi alla nascita di un fratellino, ma soprattutto quando i genitori si separano. Se è la madre a lasciare la casa, può essere l’occhio sinistro a indebolirsi, oppure il bambino può diventare miope da entrambi gli occhi. Se la madre è la figura dominante nella famiglia e quindi per il bambino, probabilmente sarà il figlio maschio ad avere problemi con gli occhi; se è la figura del padre quella preminente, le difficoltà visive interesseranno più probabilmente la figlia femmina.

 Se un figlio non trova un sostegno sufficiente nel padre, la conseguenza può essere una forma di strabismo caratterizzata da una diversa capacità visiva dei due occhi.
In generale, ho constatato che si arriva alla debolezza visiva nel tentativo di compensare con gli occhi le tensioni psicologiche. Se questo processo si esprime in termini di miopia o ipermetropia dipende dal tipo di bambino, che può cercare rifugio in ciò che gli è più vicino oppure nel mondo fantastico della distanza.

La paura di crescere

Nella pubertà sembra addirittura esserci un’ondata di miopia. Persino l’ipermetropia, che finora era servita a superare nella distanza la situazione famigliare, può trasformarsi in miopia. Qui l’adolescente dichiara in modo inequivocabile: <Non voglio e quindi non posso vedere». Dover diventare adulto lo angoscia, perché ora, a differenza di quando era bambino, conosce i problemi degli adulti.
Inoltre, egli spesso ha difficoltà perché da una parte vive i suoi genitori come persone che, come le altre, hanno i loro problemi e, dall’altra, tante volte vorrebbe consapevolmente essere diverso dai suoi genitori, distinguersi da essi, cercare la ‘propria strada’.
Nel processo di costruzione di un’identità univoca di giovane donna o giovane uomo, gli adolescenti a volte vivono una fase di transizione in cui sono leggermente inclini all’omosessualità. In questo caso hanno bisogno di aiuto e comprensione. Si deve anche spiegare loro che si tratta di una normale fase transitoria. I difetti visivi sviluppati durante questo periodo dello sviluppo spesso scompaiono altrettanto rapidamente di quanto sono venuti.

Rapporto di coppia e vita professionale

Anche nel periodo che va dai ventotto fino a circa i trentacinque anni, e che comporta un primo orientamento retrospettivo della personalità, può inaspettatamente insorgere la miopia.
Problemi centrali in relazione con questo difetto sono il rapporto di coppia e l’affermazione in campo professionale.
A questa età il soggetto può rendersi conto che la sua scelta di coppia era stata determinata dal tentativo, non ancora completamente riuscito, di staccarsi dal padre e dalla madre, cioè aveva avuto luogo in una fase evolutiva in cui il soggetto era ancora alla ricerca della propria identità.
La donna, per esempio, forse aveva cercato nel compagno una figura sostitutiva del padre e ora deve riconoscere che è costretta a interrompere questo rapporto e, qualora non lo possa fare, a viverlo in modo negativo: sarà sicuramente l’occhio destro a essere più gravemente colpito.
Anche le predisposizioni o le doti professionali possono diventare più chiare in questo periodo. Magari a causa di un evento di grave importanza, come la morte di un parente o di un amico, per esempio, può essere che il soggetto cambi il proprio modo di pensare e che intraprenda successivamente un’altra attività professionale.
Questo sforzo di trovare un nuovo ‘io’ ha il suo influsso anche sugli occhi, dove spesso si ha la manifestazione di un indebolimento della vista nella fase transitoria che si risolve non appena la situazione si è stabilizzata.

La crisi della mezza età

Il glaucoma è uno dei disturbi oculari tipici della mezza età; si distinguono forme croniche e acute. Le prime conoscenze acquisite sugli aspetti psicosomatici di questa malattia risalgono già alla fine degli anni Quaranta. Caratteristico del glaucoma è l’aumento della pressione interna dell’occhio, al quale si può correlare, semplificando molto il concetto, un forte aumento della pressione della vita interiore del soggetto.
Questo periodo della vita, che inizia alla fine dei trent’anni e non di rado dura fino a circa la metà dei cinquanta, porta il soggetto a riflettere su quello che la vita finora gli ha dato e su che cosa possa ancora contare.
In questa riflessione emerge necessariamente che l’uomo è fondamentalmente solo: “Se rimango solo, per me è finita”. La domanda angosciante è: “Riuscirò a guardarmi negli occhi e a sopportare la vicinanza con me stesso?”
Potrebbe insorgere un glaucoma con pressione differente fra l’occhio del padre e quello della madre, quando una donna che si è ‘sacrificata’ per la famiglia come madre di tutti, anche del marito, si accorge che in quanto donna, con delle esigenze sessuali, ha perso una parte importante della sua vita.

Ha paura di riconoscere questa verità in tutta la sua portata; inoltre ha paura che le barriere che aveva costruito, ora che l’ondata dei suoi bisogni è diventata riconoscibile, possano non reggere più alla pressione.
In questa fase molte persone sviluppano una visione diversa della propria sessualità e quindi del rapporto fisico e affettivo con il compagno. Gli edemi, vale a dire le zone di gonfiore, che si sviluppano sulla parte posteriore dell’occhio, e che possono compromettere notevolmente la funzione visiva, sono l’espressione corporale di questa situazione. L’uomo e la donna ‘non si possono più vedere’, sono diventati ‘ciechi’ ai messaggi sessuali del compagno. Non è raro che nell’uomo la conseguenza di ciò sia l’impotenza. Il turgore che non viene più raggiunto nell’ambito sessuale si è ‘trasferito’ nell’occhio. Spesso questo fatto crea il motivo perché l’uomo riesamini il suo legame sentimentale nei confronti della compagna e la guardi con occhi ‘diversi’.

La strada della vita è in discesa

A volte ci coglie prepotente la considerazione che il poeta tedesco Rainer Maria Rilke ha espresso con queste parole: .. La morte è grande. Noi siamo le sue bocche che ridono. Quando pensiamo di essere al centro della vita, essa osa piangere, al centro di noi stessi … Al centro della vita e al centro di noi stessi. Riusciamo a trovare il coraggio per guardare avanti, sulla strada della vita? Essa non procede più radiosa verso l’alto: comincia a scendere, verso una meta a noi sconosciuta, che però intuiamo. Senza cercare un significato non è possibile affrontare questa strada.
Riconoscere che occorre cercare un significato significa però confrontarci con la vita che abbiamo condotto finora. 

Stare in cima alla collina a guardare all’indietro e al tempo stesso in avanti richiede una grande forza d’animo: è talmente più facile rendere ciechi gli occhi e abbandonarsi ridendo al divertimento esteriore che ci stordisce.

L’età: solitudine e rigidità?
 
Non di rado la presbiopia senile insorge già intorno al quarantesimo anno di età e peggiora a partire dal cinquantesimo, fino a un punto in cui a volte si manifesta già anche la cataratta.
Con questi due fenomeni ‘prendono corpo’ due principi, che possono sempre più condizionare la vita del soggetto. La presbiopia può significare che l’individuo si è isolato, che non sopporta più la vicinanza di ciò che lo potrebbe toccare dal punto di vista psicologico. La rigidità psichica potrebbe con il tempo trovare una corrispondenza nella cataratta, conseguenza della perdita di elasticità del cristallino. La percezione, benché piuttosto offuscata, dell’ambiente più vicino comunica un senso di sicurezza, perché è uno scenario conosciuto.
Mentre è possibile il ritorno ai ricordi e al passato, tutto ciò che è nuovo spaventa, perché gli occhi non sono in grado di percepirlo chiaramente.
Dalla mia esperienza, risulta che sono inclini a una limitazione di questo tipo i soggetti che, verso la fine della crisi della mezza età, non sono riusciti completamente nella ricerca di un significato della vita. Ora non intendono più sopportare questo sforzo e nemmeno sottostare alle leggi del mondo.

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