Ecco la sesta parte del libro VEDERE

0
161
Salve qualcuno mi ha detto che la  presenza del libro rende “pesante ” il mio blog e credo che abbia ragione……così ho cambiato la presentazione del blog in modo da avere  un piano degli articoli più chiaro e più facile da consultare …in seguito raccoglierò il ibro  in modo che sia tutto più leggero !
E  ora buona letturaa 
Un esercizio per ristabilire l’armonia 
• Fate fluire il respiro come vi sembra più naturale. Seguite semplicemente il suo andare e venire. Potete prestare attenzione al passaggio dell’aria sulla punta del vostro naso o al sollevamento e abbassamento dell’addome in corrispondenza dello hara, il punto localizzato due o tre dita sotto l’ombelico. Lo hara è il ‘centro’ di voi stessi, attraverso cui entrano in voi la pace e il calore. 
• Non appena vi mettete tranquilli, verrete assaliti da una massa confusa di pensieri. Non cercate di resistere, perché anche questo richiederebbe da parte vostra un atto di volontà che sarebbe in contrasto con l’atteggiamento di rilassamento attento richiesto.
 Lasciate correre i pensieri, senza giudicarli e senza seguirli da vicino. Dovete semplicemente rilevare la loro presenza: “Ci sono dei pensieri»; niente altro.
Può essere d’aiuto contare fino a dieci e poi ricominciare sempre da capo.

Continuare la numerazione normalmente vi farebbe addormentare (pensate al famoso ‘contare le pecorelle’, che ha lo stesso effetto).

Quando avrete acquisito una certa esperienza nella creazione di questo ‘atteggiamento meditativo’, lo avrete a disposizione il più delle volte senza un lungo tempo di risposta.
Concedete questa pausa ai vostri occhi e alla vostra mente il più spesso possibile.
Il mantra funziona da amplificatore
Ancora un breve cenno sull’armonia di corpo e mente durante gli esercizi.
In una parte degli esercizi, soprattutto in quelli fisici, potete aiutarvi ‘mentalmente’ (spiritualmente o con l’immaginazione) utilizzando la capacità di amplificazione del pensiero.
Nelle psicotecniche occidentali si parla di ‘affermazione’, nel contesto della meditazione orientale di mantra. Questa amplificazione mentale può assumere una forma passiva (“Ecco che passano i pensieri) oppure attiva (“Vedo tutto con uno sguardo nuovo).
È molto importante che non si scelga una formulazione negativa.
Il ‘no’ non trova accesso nel nostro inconscio. “Non sono eccitato» non è una affermazione. Se al momento non vi viene in mente niente, dite: “Sto bene», e starete bene.
Qualunque sia il metodo che scegliete per partire con il vostro programma individuale è, in ultima analisi, indifferente, perché tutti gli esercizi vi immettono in un circolo senza fine o, più correttamente, in una spirale.
Il rilassamento muscolare offre anche alla mente la distensione necessaria per avvicinarsi alle possibili relazioni sepolte nel profondo per giocare con esse. Gli esercizi per gli occhi favoriscono direttamente il miglioramento della funzione oculare, ma hanno anche un effetto illuminante sulla capacità della mente di vedere. 
Gli esercizi basati sui principi della psicoterapia, agendo da parte loro sulla psiche, provocano l’abbattimento delle barriere che abbiamo dentro e fuori di noi. Ne consegue una migliore scioltezza dell’apparato motorio e della muscolatura oculare. 
IL training autogeno
il training autogeno, sviluppato dal neurologo berlinese Johannes Heinrich Schultz a seguito delle sue esperienze con l’ipnosi e presentato al pubblico nel 1932, viene definito ‘ autodistensione concentrata’. Mediante formule pronunciate da chi guida il gruppo o ripetute dal praticante stesso per proprio conto, si ‘disattiva’ l’organismo ottenendo uno stato di calma e rilassamento. Anche il ritorno da questa condizione di distensione profonda avviene grazie a una formula. Generalmente, lo stato di rilassamento si mantiene per un tempo breve.
Nel secondo stadio, ‘avanzato’, del TA si elaborano frasi, in tutto simili a ‘scritte sul muro ‘, che oltre a ‘disattivare’ il fisico del soggetto ne ‘disattivano’ anche la mente. Il praticante riesce ad avvicinarsi ai suoi problemi personali e li supera.
Distensione significa staccarsi da ciò che pesa, che si è rigidamente onservatoc, che forse viene percepito come parte essenziale della propria esistenza ma che non è mai stato messo in discussione seriamente e con spirito critico. Se si riesce a buttare via il peso di ciò che è inutile, si arriva anche a vedere più chiaramente.
Si distinguono tre posizioni per gli esercizi: sdraiati rilassati sul dorso con le gambe distese e le punte dei piedi leggermente rivolte verso l’esterno; seduti su una sedia con il dorso appoggiato allo schienale e le mani abbandonate sulle cosce, la testa un poco piegata in avanti; la ‘posizione del cocchiere’, cioè seduti sulla parte anteriore del sedile di una sedia con busto e testa piegati in avanti e gli avambracci appoggiati sulle cosce, leggermente divaricate in modo che le mani pendano abbandonate verso il basso

Importantissimo :

 Imprimete bene nella memoria, prima di iniziare, la strada del ‘ritorno’, per poter ‘riemergere’ all’aria fresca. La formula è: «Irrigidire le braccia!” (immaginate di farlo), «Inspirare ed espirare profondamente!” (fatelo) e Aprire gli occhi!” (fatelo).
Gli esercizi del training autogeno sviluppano, in sequenza, un senso di calma, di pesantezza e di calore che si sovrappongono l’uno all’altro. Si procede a piccoli passi. Passate alla fase successiva solo quando avete l’impressione di aver eseguito correttamente le cosiddette ‘concentrazioni’, che vi siete imposti mentalmente (o che avete sentito dalla persona che guida il gruppo).
La breve descrizione che segue non è sufficiente per iniziare veramente la pratica del TA: soltanto per impadronirvi delle tecniche più elementari potreste impiegare un anno.
Serie di esercizi

• Assumete la posizione che preferite e iniziate con la prima ‘concentrazione’, che dice: Sono completamente calmo» (non: «Divento completamente calmo). La seconda dice: «Il mio braccio destro è pesante» (se siete destrorsi, sinistro se siete mancini). Dopo la calma e la pesantezza, ora viene: «Il mio braccio destro (sinistro) è caldo».

 
Come distingue  J.H. Shultz, a seconda che siate un ‘tipo trasversale’ o un ‘tipo longitudinale’ proverete un senso di pesantezza e di calore rispettivamente al braccio opposto o alla gamba corrispondente.
Dopo che avrete preso dimestichezza con gli esercizi, nell’eseguire i quali procederete sempre lentamente, per entrare nella ‘concentrazione’ vi basterà semplicemente la formula: «calmapesantezzalato destro (sinistro) caldo».
Infine, completerete la serie con: «Mi respira» oppure «Respira dentro di me”.
• Se siete sicuri del rilassamento che avete raggiunto, potete iniziare a lavorare su una ‘scritta sul muro ‘, con l’aiuto della quale imparerete a ridurre determinati disturbi o addirittura a eliminarli.
La lettura di questo libro finora vi ha insegnato che sono state le barriere innalzate dalla vostra mente che vi hanno causato limitazioni del campo visivo o un indebolimento della capacità visiva, per quanto questo fosse necessario per voi. In realtà, non è così importante come si comportano i vostri occhi in un determinato momento, lo è molto di più che troviate il coraggio di vedere meglio dentro di voi.
Una ‘scritta sul muro ‘ efficace (una frase di questo tipo viene sempre formulata in due parti) potrebbe quindi essere:

“Stato degli occhi indifferente, volontà di vedere importante». La vostra attenzione viene allontanata dal processo visivo e condotta verso i suoi contenuti.

Esercitatevi con la ‘scritta sul muro ‘ dopo la serie calma-pesantezza-calore-respiro, in modo da affrontare questo lavoro nella corretta condizione di rilassamento fisico e di disponibilità mentale.
L”esperienza catatimica dell’immagine’
Per questo esercizio psicoterapeutico, sviluppato da Hans Carl Leuner, si parte dal presupposto che il soggetto si trovi in condizioni ottimali di rilassamento. È quindi vivacemente consigliata una certa esperienza di training autogeno, o quanto meno la padronanza del livello elementare. Valgono le medesime condizioni indicate per partecipare alle sedute di psicodramma (vedi il paragrafo ‘Lo psicodramma’).
L”esperienza catatimica dell’immagine’ può essere proposta dal medico come terapia individuale o di gruppo. Nel gruppo vengono riuniti pazienti con problemi simili o differenti. Si tratterà di riconoscere se stessi grazie al conforto e all’aiuto degli altri pazienti, mentre la coscienza della sofferenza degli altri (e con essa di altre strutture psichiche) favorirà il superamento del proprio orizzonte.
L’ ‘esperienza catatimica dell’immagine’ è una specie di viaggio nella fantasia. Lo specialista propone una serie di temi, tra i quali i partecipanti alla terapia ne scelgono uno. Solamente da come avviene la scelta, il medico di esperienza può distinguere il soggetto indeciso da quello irruente. A questo punto, ciascun partecipante si mette in viaggio con la propria immaginazione. Vengono descritte le immagini visualizzate e si discute di quanto si può apprendere da esse. I motivi preferiti sono ‘una passeggiata sulla riva’, ‘la gita di Pasquetta’, ‘un’arrampicata in montagna’, ‘il giardino botanico’, ‘la visita di una casa’ e ‘al museo’.
I miopi spesso scelgono la ‘passeggiata sulla riva, che non comporta loro particolari difficoltà; la ‘visita di una casa’ viene preferita dai pazienti affetti da malattie del fondo dell’occhio (congestioni ed edemi che portano all’opacità): sono i difetti che hanno evitato a questi soggetti, generalmente sin dalla giovinezza, di guardare con chiarezza se stessi, il proprio comportamento e le loro relazioni con l’ambiente circostante; ora forse i pazienti vogliono sapere di più, esaminare la ‘casa’ che si sono costruiti.
I soggetti affetti da glaucoma tendono a sottoporsi alla fatica dell”arrampicata in montagna’; sono perfezionisti e costantemente alla ricerca della sicurezza, che sentono di poter raggiungere offrendo un’elevata prestazione: in questo modo viene coperta una personalità piuttosto ansiosa e depressa.
Dopo una mezz’ora di ‘sogni a occhi aperti’ in comune, durante i quali ciascun partecipante dimostra comportamenti specifici e sviluppa forme di rappresentazione individuali, fa seguito una discussione sulle immagini, sui loro contenuti e sulle esperienze vissute. A questa fase viene dedicato un tempo variabile, finché ciascun partecipante abbia sviscerato il significato della ‘finestra occhio’ nel suo caso specifico.
Lo psicodramma
È un metodo integrato, sviluppato dal medico viennese ]akob Levy Moreno, che riunisce in sé elementi di pedagogia, sociologia, psicologia dell’apprendimento e del profondo.
Nel momento in cui il partecipante alla terapia assume un molo, diventa una parte attiva dell’esperimento di studio delle proprie interazioni e relazioni interpersonali (come dice Moreno, diventa «osservatore dell’azione).
Nell’ambito di una rappresentazione teatrale su un ‘palcoscenico’ (una determinata parte della stanza) il ‘protagonista’, con l’aiuto degli altri ‘attori’ (Io di sostegno’) e di un ‘regista’, segue le tracce dei propri modi comportamentali e di quelli di chi gli sta accanto. In questo processo il soggetto impersona se stesso o fa interpretare la sua parte a un altro partecipante, oppure assume a sua volta il ruolo, per esempio, del proprio compagno sentimentale o di un genitore.
Nella fase di elaborazione conclusiva, divisa in tre parti, nella quale il protagonista e gli altri partecipanti descrivono come si sono sentiti nei diversi moli interpretati o come hanno vissuto il protagonista, spesso si giunge a giudizi spontanei di un certo valore.
Il movimento con il metodo Feldenkrais
Il metodo Feldenkrais è una ginnastica dolce che, per le sue finalità, concorda con gran parte dei classici esercizi per gli occhi. In entrambi i casi si tratta soprattutto di sostituire atteggiamenti scorretti, sviluppatisi nel corso della vita del soggetto a partire dall’infanzia con altri più idonei. Meglio se ciò avviene insegnando alla muscolatura in generale, o dell’occhio in particolare, come muoversi con maggior agilità ed efficacia, per così dire ‘a cuor leggero ‘, danzando. Si aprono prospettive prima precluse, ‘insospettate’; non esistono più i limiti rigidi stabiliti per le capacità fisiche e visive, della cui esistenza il soggetto non aveva alcuna coscienza.
Il fisico atomico e fisiologo del comportamento Moshé Feldenkrais, un ebreo nato in Russia ed emigrato dopo cinquant’anni in Palestina, ha impostato tutto il lavoro della sua vita sul concetto ‘conoscere se stessi attraverso il movimento ‘.
Si tratta di un metodo che integra esercizi fisici e mentali (da eseguire con l’immaginazione), rispetto ai quali lo ‘scolaro’, che prima non era molto ferrato nell’ABC del proprio corpo, cerca un approccio del tutto personale. Uno degli elementi più importanti del lavoro con il metodo Feldenkrais è la percezione che prolunga la sensazione degli effetti comparsi durante l’esecuzione degli esercizi e successivamente.
Si sviluppa una conoscenza minuziosa, intuitiva delle dinamiche del movimento e delle interazioni all’interno del corpo. Improvvisamente diventa possibile eseguire una rotazione della testa che da lungo tempo si era creduto di non poter più eseguire, considerate le condizioni delle vertebre cervicali. Avviene così che, con il procedere delle lezioni, si sviluppa progressivamente un’attenta consapevolezza del proprio corpo. Con la reimpostazione di tutto l’apparato locomotorio, si instaura un diffuso senso di leggerezza e levitazione, che agisce di conseguenza in modo molto efficace sulla mente. Una parte degli esercizi di M. Feldenkrais è dedicata agli occhi.
Respirare, rilassarsi, conoscere il proprio corpo
Dovete concedervi questo esercizio, al tempo stesso facile e benevolo, ogni volta che disponete di mezz’ora di tempo e sapete che non sarete disturbati. Rallegratevi, come quando regalate un mazzo di fiori a qualcuno.
• Stendetevi sul dorso su una superficie che vi risulti comodo e confortevole; le gambe devono essere rilassate e appena un po’ divaricate, le braccia non devono aderire troppo al corpo. Capirete da soli quando avrete raggiunto la posizione giusta.
• Attendete senza fretta che il respiro trovi il suo ritmo naturale: diventerà da sé più profondo, i cicli della respirazione si allungheranno. La vostra attenzione è tutta diretta verso voi stessi.
• Con l’immaginazione, entrate nel vostro corpo: com’è la posizione delle gambe, del bacino, delle spalle, della colonna vertebrale, del capo? Quali parti sono pesantemente abbandonate sul pavimento e dove sussistono delle tensioni che tengono sollevate come un ponte alcune parti del vostro corpo?
• Iniziate, quindi, con la punta di un piede (meglio se è il piede del lato del corpo corrispondente all’occhio più debole) un lento movimento verso l’alto (spostando le dita e il metatarso in direzione del resto del corpo) e verso il basso (allontanando le dita e il metatarso dal resto del corpo); il tallone rimane appoggiato a terra. Può essere che il movimento sia minimo e, nei soggetti più rigidi, praticamente impercettibile.
• Con l’immaginazione ‘salite a bordo’ del vostro piede e guardate all’interno di voi stessi. Seguite lentamente il movimento che dalla punta risale verso l’alto. Soffermatevi nel polpaccio, nel ginocchio, a livello dell’articolazione dell’anca, fra la coscia e il bacino.
Il piede continua a muoversi con il medesimo ritmo lento. Quanti muscoli devono lavorare insieme perché questo piccolo movimento possa continuare a ripetersi! Se osservate attentamente, dal bacino il movimento si trasmette alla muscolatura del torace fino alla scapola; anche il braccio viene coinvolto. Sentite come anche nel gomito e nella mano, apparentemente inerti sul pavimento, è arrivato lo stesso movimento. Infine, la vostra attenzione si sposta passando dal collo e proseguendo verso la nuca, che si incurva quasi impercettibilmente in su e in giù.
Ora lo sapete anche voi: piccole sollecitazioni, grande efficacia. Questa acquisizione della consapevolezza, ‘concedere al corpo di sapere’, era l’obiettivo di M. Feldenkrais.
• Per il vostro viaggio attraverso un lato del corpo possono occorrere anche venti minuti. Quando siete arrivati alla testa, interrompete il movimento del piede. Osservate di nuovo la posizione del vostro corpo sul pavimento: le vostre membra sono diventate calde e pesanti, i ponti creati dalla contrazione del ginocchio, del sacro e della nuca si sono ammorbiditi?
• Aprite gli occhi, alzatevi (però senza sollevare il busto contraendo violentemente i muscoli addominali) e camminate un poco nella stanza. Come sentite l’una e l’altra parte del corpo? Come sta l’occhio della parte del corpo che ha lavorato e come l’altro? Guardatevi allo specchio e osservate i vostri occhi: dovrebbero apparire notevoli differenze; state tranquilli, l’altra parte ‘recupererà’ in pochi minuti.