VEDERE . ottava parte del lbro

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l'alimentazione del cuore
              
La visualizzazione 
• Assumete la ‘posizione di meditazione semplice da seduti’ di cui abbiamo già parlato (vedi il paragrafo relativo) e lasciate fluire il respiro.
• Cercate un tema per il vostro viaggio. Per partire, è sufficiente immaginare un prato, un ruscello, un albero, lo scorcio di un luogo di villeggiatura che conoscete.
Sarete sorpresi di vedere ciò che la vostra fantasia è capace di presentare al vostro occhio interiore: osservate con estrema attenzione.
• Se vi si presentano sempre scene simili, nelle quali compaiono sempre le stesse persone, dovete consultare uno specialista, uno psicologo o uno psicoterapeuta, che vi aiuti a decifrarle.
Quando sarete padroni delle tecniche di visualizzazione potrete concentrarvi su argomenti che possono fare bene agli occhi: l’ipermetrope scopre motivi e colori in minuscoli cristalli o fiorellini, il miope allarga sempre più il suo orizzonte e avvista la terra. Nel caso di forti differenze nella capacità visiva dei due occhi, si possono fare esercizi per allenare l’emisfero cerebrale corrispondente all’occhio ‘cattivo’ (quello opposto); i grandi disegni colorati che si riuniscono in figure combinate oppure i fantasiosi giochi d’acqua fanno bene all’emisfero destro, mentre la funzione dell’emisfero sinistro può essere stimolata seguendo i dettagli di forme piccole e complesse.
Esercizi per la mente
Imparate a osservare tutto ciò che scatena in voi impulsi emotivi improvvisi, inaspettati: una sensazione di spavento, paura, agitazione. Che cosa avevate ‘visto’, fisicamente davanti a voi, oppure leggendo con il vostro occhio interiore? Una scena d’amore fra un uomo e una donna, un bambino che viene coccolato? È stato qualche cosa che vi ha fatto male? Avete desiderato che capitasse a voi? È un ricordo perduto? C’era qualcosa che non volevate vedere e i vostri occhi hanno spiato?
Non abbiate paura dei sentimenti, ma ‘teneteli d’occhio’ non appena si presenta l’occasione. A. Huxley consiglia di andare al cinema il più spesso possibile, per allenare sia gli occhi interni sia quelli esterni. Possono essere tranquillamente film ‘commoventi’, che vi toccano personalmente. Piangete finché volete: piangere fa bene agli occhi e allo spirito.
Sport consigliati
I seguenti sport, praticati correttamente, sono utili.
Giochi con la palla: Seguire la traiettoria della palla. Golf e tennis ,tensione e distensione, slancio dall’anca, ampiezza visiva.
Passeggiate: osservazione della natura, i fiori ai lati del sentiero da vicino, da lontano l’orizzonte, senza parlare continuamente.
Pesca: Se è debole l’occhio sinistro, guardare a lungo nell’acqua (rappresentazione fisica dell’elemento femminile).
Bicicletta:  Lasciar vagare l’occhio nel paesaggio, non solo macinare chilometri.
Equitazione: Sciogliere la corazza del bacino, comunicazione analogica con l’animale, affinamento dell’attenzione e della vista, poiché tutto deve essere visto più rapidamente di quanto veda il cavallo.
Danza del ventre:  Il bacino e le anche si sciolgono, si sviluppa l’elemento femminile.
Tiro con l’arco: Concentrazione tipo zen, si sviluppa l’elemento maschile.
IL diario degli occhi
Tenere un diario è un mezzo straordinario per affrontare se stessi, il proprio comportamento, i propri sentimenti e le proprie reazioni. Senza considerare che è divertente scartabellare nei vecchi diari e sorridere o stupirsi, domandandosi: Ah, è così che la pensavo allora?”
D’altra parte, molti di coloro che tengono un diario lo mettono da parte per non gettare più nemmeno uno sguardo su ciò che hanno scritto; altri ancora non sentono mai il bisogno di tirare le somme per iscritto, oppure cominciano a farlo in momenti critici della vita e poi dimenticano le proprie note per imbattersi in esse casualmente dopo anni.
Se siete fra coloro che annotano le proprie impressioni regolarmente in un diario, non dovreste trovare pesante registrare anche le informazioni che riguardano gli occhi. Segnate i momenti in cui i vostri occhi sono stati particolarmente confusi o imprecisi e i momenti in cui vi hanno permesso di vedere sorprendentemente bene. Ma non dimenticate di prendere nota anche degli avvenimenti e degli stati d’animo generici, perché è importante trovare le connessioni e capire quali siano gli eventuali cicli. Dovete anche scrivere quali esercizi avete eseguito e quali erano le vostre sensazioni dopo la ginnastica. Soprattutto, però, dovete annotare tutto ciò che vi è capitato e che può essere definito un’esperienza’. Quando e in quali circostanze c’è stato qualcosa che vi ha toccato o addirittura scosso? Forse riconoscere determinati rapporti ha lasciato in voi un senso di insicurezza e domande tormentose, a cui sentite di dover rispondere?
Un esempio ipotetico: avete iniziato a domandarvi se i vostri occhi, che durante il lavoro si stancano sempre facilmente riducendo la vostra acuità visiva, non reagiscano invece a un superiore che vi ricorda vostro padre. In realtà, andate d’accordo con vostro padre, però non vorreste mai lavorare con lui, perché temete il suo perfezionismo. Fissatevi l’obiettivo di ‘guardare questa persona con occhi diversi’, di abbattere la maschera che le avete appioppato. Notate come i sentimenti modificano il vostro atteggiamento di collaborazione e le condizioni dei vostri occhi.
Qualsiasi progresso della vostra acuità visiva deve essere segnato nel diario degli occhi, anche per il semplice motivo che, solo scrivendolo, questo progresso si ‘amplifica’ in senso positivo. Chi prova si sente immediatamente spuntare le ali. Ecco che il miope è felice di aver potuto allontanare la sedia di mezzo metro dallo schermo del terminale, mentre il presbite constata che riesce sempre più spesso a leggere il giornale senza occhiali.
Se siete tipi rigorosi ed eseguite puntualmente gli esercizi, una volta che avete deciso un certo programma, sicuramente non avrete alcuna difficoltà a inserire in esso l’aggiornamento regolare del diario degli occhi. Però anche questo non deve diventare una dimostrazione di perseveranza da eseguire a denti stretti. Più vi sentirete liberi e più potrete permettervi di dire: ‘Oggi non ho voglia … »
Noi siamo ciò che mangiamo
È ricorrente la frase: “Noi siamo ciò che mangiamo» ed è indice dell’assennatezza di chi la pronuncia. Eppure, stranamente, il motto che negli ultimi tempi è molto di moda, “Mangiare sano», significa per ciascuno qualcosa di diverso.
In pochi campi c’è tanta confusione come in quello dell’alimentazione. Anche famosi luminari di questa scienza davanti a certi argomenti devono arrendersi. Ciò che l’essere umano fa di quello che ingerisce è ancora oggetto di ricerche poco approfondite. Sono in gioco troppi fattori. A qualcuno la dieta bilanciata, ricca di vitamine, con pochi carboidrati, leggera per definizione, non serve, perché comunque l’ansia ha steso il suo mantello sopra di lui e ‘ci pensa lei’ a fare in modo che i succhi gastrici scompongano gli alimenti ingeriti nel modo più efficace per arrecargli il maggior danno possibile. Qualcun altro consuma con atteggiamento fondamentalmente positivo e grato nei confronti della vita un pasto tutt’altro che regolare, e questo gli fa tanto bene.
Tuttavia, ci sono alcuni criteri che vale la pena ricordare e che si possono considerare ampiamente dimostrati.
 Per rigenerarsi continuamente (‘metabolismo di costruzione’) gli occhi necessitano di vitamine, per esempio la vitamina A contro la cecità notturna, la vitamina B in caso di eccessiva sensibilità alla luce solare, la vitamina D se il corpo non viene esposto a sufficienza al sole. Le vitamine C ed E assicurano la buona irrorazione sanguigna degli occhi. Le vitamine che fanno bene agli occhi si trovano in prezzemolo, carote, mirtilli, ribes nero e altri frutti scuri. È importante mantenere un apporto vitaminico costante. Rimpinzarsi di vitamine di tanto in tanto non ha senso: quando le vitamine ingerite sono troppe vengono eliminate dall’organismo senza essere utilizzate.
 Per mantenere gli occhi liberi dalle scorie (‘metabolismo di demolizione’), che pregiudicano la loro funzionalità o possono addirittura paralizzarli, è meglio seguire una dieta ricca di alimenti a ‘metabolizzazione basica’. Il cibo a ‘metabolizzazione acida’, di cui è costituita gran parte della nostra alimentazione non più naturale, provoca la riduzione in scorie delle cellule. È questo il motivo per cui al più tardi dopo il quarantesimo anno di età la quantità di sostanze solide nel cristallino lentamente si raddoppia, mentre le vie di deflusso degli occhi, già congestionate, perdono la loro funzionalità. La conseguenza può essere alcune volte l’insorgere della cataratta, altre volte del glaucoma.
Per esempio, i seguenti alimenti hanno una metabolizzazione basica: carote, cavoli rapa, semi di taccola, olive, ramolaccio, barbabietole, rapanelli, insalata romana, ravizzone, radici di sedano, spinaci, ceci, more, ananas, ciliegie, prugne, datteri, mele e pere secche. La carne, il pesce, alcuni tipi di formaggi e i tuorli delle uova di gallina liberano acidi nel metabolismo. Il farro è l’unico cereale che, assunto in qualsiasi forma, ha una metabolizzazione basica. I prodotti da forno preparati con farina di frumento hanno una reazione del tutto neutra. Il pane di grano intero ottenuto con lievito naturale acido è più facilmente digeribile di quello prodotto con la pasta di pane lievitata, che ha una reazione acida più forte. Il lievito naturale acido favorisce i processi di fermentazione. I cibi dolci, soprattutto se preparati industrialmente, hanno una reazione fortemente acida.
 È possibile innescare un processo di eliminazione delle scorie, in preparazione a un cambiamento delle abitudini alimentari per mantenere l’orientamento basico del metabolismo, con una cura minerale deacidificante che si può far preparare nelle farmacie specializzate in medicina naturale. Si può anche unire l’effetto disintossicante delle tisane, che possono essere assunte durante i cicli di cura o ad intervalli regolari (circa una volta la settimana) per tutto l’anno.
Le piante che stimolano il metabolismo, e di conseguenza aiutano l’eliminazione delle scorie, sono la betulla, l’ortica morta bianca, la borragine, la cicoria, la vera verbena, l’achillea comune e le foglie di fragole e lamponi selvatici. Le tisane e le istruzioni per come prepararle si possono trovare nei negozi specializzati. Qualora constatiate un aumento momentaneo dell’acidità, può essere di aiuto assumere dei sali di sodi o (in farmacia). Favorisce il metabolismo basico anche la ‘bevanda di fungo kombu’, o kombucha, che ha un gradevole sapore asprigno. La si può acquistare nelle erboristerie più fornite. Per almeno un anno occorre bere un bicchiere di bevanda pura o diluita con acqua.
Anche la ‘bevanda di pane’, ricca di sostanze minerali, stimola il metabolismo. La ‘bevanda di pane’ si ottiene dalla fermentazione lattica del pane integrale. Si può trovare in erboristeria e anche nei negozi di alimentazione naturale che vendono prodotti biologici. È sufficiente un bicchierino al giorno.
 Introdurre regolarmente determinate verdure o determinati frutti nell’alimentazione quotidiana serve a facilitare il metabolismo di ‘costruzione’ e di ‘demolizione’ dell’organismo. Le foglie fresche di prezzemolo, piantaggine, borragine, frullate con un poco d’acqua fino a ottenere un ‘succo verde’, migliorano le condizioni di cervello, occhi e nervi. Fa meraviglie la bevanda purificante che potete preparare da soli con la centrifuga, unendo un po’ di aglio al succo di verdure crude (carote, costole di sedano, peperoni) e ad un asparago fresco: dovete bere questo cocktail una volta la settimana. Il succo del corbezzolo favorisce il metabolismo cellulare del cervello. Le cipolle di primavera, crude, hanno effetto su quelle parti del cervello che sono più strettamente legate alla funzione oculare. Le verdure mangiate crude agiscono sull’apparato digerente in modo totalmente diverso dal succo estratto, rispetto al quale cedono alla circolazione sanguigna sostanze diverse. Perciò i succhi e le insalate di verdura fresca dovrebbero essere alternati.
 Le nozioni che abbiamo circa gli effetti basici degli alimenti vengono a coincidere con quelle che stanno alla base dell’alimentazione macrobiotica. I fautori della macrobiotica prendono spunto dall’antica scienza medica orientale, secondo la quale gli alimenti si dividono in yin e yang. Yin è la reazione acida e yang è quella basica. La carne di maiale è yin. la carne rossa di manzo tende piuttosto a essere yang. Già nel 1920 un giornalista specializzato americano profetizzava la «morte acida della cultura umana». La pioggia acida e l’eccessiva acidità del terreno, che causano la morte di innumerevoli specie di piante, nel frattempo sono diventate dati di fatto comunemente accettati.
 Mangiare cereali integrali e cibi freschi non vuol dire automaticamente essere sani. Entrambi devono essere assunti solamente in piccole quantità, insieme con altri cibi molto diversificati, perché altrimenti fermentano eccessivamente impedendo l’assimilazione, attraverso le pareti dell’intestino, di altri elementi importanti. Mangiate sempre i cibi crudi prima delle vivande calde, cucinate, per escludere una fermentazione eccessiva.
 Le sostanze attive possono essere assimilate dall’organismo solo se il processo di fermentazione è efficiente. Quindi, masticare lentamente, impregnando bene il cibo di saliva, significa favorire il processo di fermentazione. A questo scopo può essere utile assumere piccole dosi del liquido di fermentazione dei crauti acidi, prodotti caseari contenenti fermenti lattici con rotazione destrorsa, oppure un bicchiere d’acqua in cui si è versato un cucchiaio di aceto di mele e un poco di miele. Condite le insalate sempre solo con il migliore aceto di vino, oppure bevete un bicchiere di vino bianco leggero a cena: quest’ultimo favorisce il processo digestivo durante la notte.
 La vita all’aria aperta è di estrema importanza. Gran parte della funzione metabolica all’interno del corpo umano deve essere assolta da simbionti, cioè da minuscoli batteri che vivono, appunto, in simbiosi e che in parte provengono dall’esterno, dall’aria che respiriamo e che arriva a contatto della nostra pelle. Alcuni simbionti hanno una parte specialmente attiva nei processi rigenerativi dell’occhio.
 Il fumo, a causa dell’occlusione progressiva dei vasi circolatori anche a livello dell’occhio, deve essere abbandonato.
Per gli effetti collaterali che esercita sugli occhi e gli organi connessi, anche il consumo eccessivo di alcol è dannoso alla vista.
 Noi siamo ciò che mangiamo»: il cibo ingerito con un atteggiamento di serenità e gratitudine verso le proprietà che in esso fanno bene all’organismo andrà a vantaggio della salute e del benessere di chi lo consuma.
 Quando intraprendete una cura di disintossicazione organica, dovreste riflettere se anche la casa o l’appartamento in cui vivete non abbia bisogno di ‘eliminare le scorie’. Avete accumulato troppi oggetti inutili, che servono solamente a distrarre il vostro sguardo e a limitarvi nei movimenti?
Un individuo ‘ dall’animo sgombro ‘, un’espressione che si trova a volte nella letteratura di altri tempi, è colui che riesce a mantenere la supervisione dell’ambiente che lo circonda. Tuttavia, il fanatico dell’ordine non è altro che una specie di confusionario che crede erroneamente che eliminare sia uguale a liberarsi. Cercate il giusto mezzo, che è anche il più chiaro, e i vostri occhi ve ne saranno grati.
CONSIGLI  UTILI PER CHI LAVORA CON IL COMPUTER 
Non è possibile far tornare indietro la ruota del tempo. Siamo costretti a convivere con l’automobile, pur sapendo che produrla, ripararla e utilizzarla provoca una serie di effetti negativi sull’ambiente, per non parlare della nostra incapacità di risolvere il problema delle migliaia di morti e feriti per incidenti stradali. Allo stesso modo, dobbiamo anche convivere con il computer, la cui produzione e il cui utilizzo hanno ugualmente diversi effetti negativi. Eppure la vita economica non è più pensabile senza la rapidità di elaborazione del cervello elettronico.
Verosimilmente, non esiste oculista che non abbia constatato che soprattutto gli impiegati più anziani costretti a lavorare per molte ore consecutive davanti a un terminale denunciano affezioni oculari di nuovo tipo. Gli occhi sono arrossati, spesso anche le palpebre si infiammano; i pazienti lamentano che le palpebre sembrano pesanti e non vogliono rimanere aperte.
Il soggetto dice: “Non lo voglio più vedere» e, di conseguenza, l’occhio dice: “Non riesco più a vederlo. Questo potrebbe essere il segnale di uno stato depressivo, che dovrebbe essere affrontato tempestivamente. Inoltre, al medico sensibile alle problematiche psicosomatiche risulta sempre più chiaro che una parte delle malattie classiche degli occhi da lui diagnosticate non è più riconducibile solamente a problemi personali del paziente, ma anche al rapporto, di cui l’uomo non è ancora completamente padrone, con il computer.
Non è l’oggetto in sé, il ‘collega elettronico’, che fa ammalare. Si tratta piuttosto di migliorare l’atteggiamento di fondo dell’individuo rispetto a questo nuovo elemento, poiché non è più pensabile che esso possa essere escluso da un ambiente di lavoro. Spesso l’ostilità rimane persino nascosta: e chi ammetterebbe apertamente che questo moderno strumento di lavoro incute paura?
È più che altro il timore di fallire, perché l’apparecchio ha infinitamente maggiori possibilità dell’operatore che gli è seduto davanti ed è costretto a vedere che, alla minima svista o alla pressione del tasto sbagliato, lo schermo gli oppone un “Comando errato. Non può essere eseguito». Oppure può capitare che il programma si ‘impalli’, come si dice comunemente, e il lavoro svolto fino a quel momento vada perduto.
Se la ride sotto i baffi questo avversario di plastica, lamiera, vetro e microchip? Siamo davanti a qualcosa che ha il diritto di chiamarsi ‘io’, che ha il diritto di avere sempre ragione? Qualcuno si arrende di fronte a questo strapotere, altri perdono i giorni e le notti a causa di quest’osso duro da rodere. La psicosi è già programmata.
Altri problemi hanno cause fisiologiche. Lo schermo è bidimensionale, benché lo sfarfallamento ci dia l’illusione della profondità. I nostri occhi sono fissi sempre sullo stesso piano che, per di più, è anche verticale. A differenza del lavoro di scrivania tradizionale, eseguito su carta, questo piano si trova quasi sempre all’altezza degli occhi. Vediamo segni e lettere, abbiamo quindi a che fare con immagini costruite in modo analitico, che spetta al nostro emisfero cerebrale sinistro elaborare. Il rapido movimento delle righe durante la ricerca o l’elaborazione di lavori geometrico-spaziali, come nei programmi di progettazione grafica, richiedono l’impegno del nostro emisfero destro. Ecco che diventa necessaria una coordinazione difficile, imprevista, alla quale l’essere umano non è ben preparato.
Infine intervengono anche l’irrigidimento delle vertebre cervicali e dorsali, dovuto alla posizione che si assume quando si sta seduti davanti a questo piano verticale, e talvolta la torsione laterale del capo, se il video non è disposto in modo corretto rispetto alla tastiera e agli altri elementi che compongono il luogo fisico di lavoro. Insorgono di conseguenza le contrazioni muscolari. In molti individui si manifestano dolori finora sconosciuti, che interessano testa, collo e fondo dell’occhio, accompagnati da una sensazione di forte esaurimento psichico, a seguito di lunghe giornate di lavoro davanti al computer.
Che cosa si può consigliare? Mantenere un certo distacco interiore. La scatola magica elettronica è capace di fare di più? Ebbene? È nella sua natura; perciò non riesce a fare altro che dire sì o “no”. Davanti e dentro di voi, le persone che la ‘animano’ con la semplice pressione di un tasto, esiste l’infinita, variopinta pienezza della vita. Una serie di esperimenti ha rivelato che quando l’operatore è schiavo del computer viene impoverito nella sua personalità; anche l’operatore arriva al punto di saper dire solamente “SÌ” o “no”. Altrettanto difficile diventa la sua vita personale. Le controversie con il compagno o con i figli possono essere risolte solo secondo il criterio ‘bianco o nero’.
Quindi, la regola più importante deve essere: state attenti a rimanere una persona e a dimenticare l’apparecchio che, al termine della giornata di lavoro, dovete lasciare sulla scrivania. Chi ha voglia di divertirsi con il computer durante il tempo libero può farlo: se non lo usa come via di fuga da se stesso e magari da un ambiente al quale non è riuscito ad adattarsi, non farà certo del male ai suoi occhi.
Le reazioni fisiche e psichiche dei fanatici dei computer delle nuove generazioni si potranno vedere solo in futuro. Essi dovrebbero possibilmente anche crearsi delle pause nel rapporto con questo interessante compagno di giochi e offrire ai propri occhi un programma alternativo.
Il lavoro al computer è sempre stressante, anche quando ci si siede rilassati davanti a esso, perciò possono essere utili alcuni piccoli esercizi e suggerimenti.
• Inserite delle pause nel lavoro. Non cercate, per pura caparbietà, di proseguire anche oltre la soglia della stanchezza. Il ‘collega computer’ non si stanca mai, non potete batterlo. Mettete le palme sugli occhi ogni volta che potete (vedi il sottoparagrafo Palming).
Ecco un esercizio di respirazione efficace contro le tensioni che si creano fra occhi e cervello (ammesso che siate soli nell’ufficio o al riparo dagli sguardi degli altri colleghi).
• Assumete la ‘posizione di meditazione semplice da seduti’ (vedi il paragrafo relativo) e lasciate fluire il respiro.
• Non appena il senso di tensione comincia ad allentarsi e le immagini vibranti del vostro occhio interiore si disperdono, ‘giocate’ con il respiro: inspirando, immaginate che il vostro respiro vaghi attraverso la testa e si muova dolcemente intorno agli occhi; espirando, immaginate di consegnare al respiro le scorie inutilizzabili.
• Fermatevi alcune volte su ciascun occhio e poi di nuovo su entrambi gli occhi insieme.
• Se desiderate, potete sostenere la concentrazione con il mantra o l “affermazione’ (vedi il sottoparagrafo ‘Il mantra funziona da amplificatore’) “Ristoro per gli occhi» oppure Irrorazione degli occhi».
Questo è un esercizio che potete eseguire senza preoccuparvi degli eventuali sguardi curiosi dei colleghi d’ufficio. Oggetto dell’esercizio è un mazzo di fiori recisi o un ramo fiorito, che dovete tenere nel vostro stretto campo visivo, per contrapporre direttamente al computer un segno di prorompente vitalità.
• Seduti in atteggiamento rilassato, mentre fate fluire il respiro, spostate dolcemente lo sguardo sullo splendore dei fiori, guardandoli nell’insieme.
Scandagliate lentamente con gli occhi tutta l’immagine. • Poi scegliete un solo fiore: seguite con gli occhi le sfumature del colore, la forma degli stami oppure altre caratteristiche. Gli occhi guardano con calma, dolcemente, il movimento delle palpebre è rilassato.
• Registrate, senza valutare, che cosa riuscite a vedere chiaramente e che cosa no.
• Alla fine, mettete le palme sugli occhi. Con le palme sugli occhi, dapprima troverete davanti al vostro occhio interiore il residuo dell’immagine osservata; lasciate che si mostri chiaramente e poi cedete il passo lentamente all’oscurità creata dall’incavo delle vostre mani e delle palpebre.
• Infine, un semplice trucco: se portate gli occhiali, al computer lavorate sempre con un determinato paio di lenti, che lascerete sempre sul posto di lavoro. In questo modo creerete un distacco simbolico dall’apparecchio. La persona che si rivolge all’ambiente esterno è diversa da quella che esegue il suo lavoro alla tastiera, davanti al terminale. Alla fine dell’orario di lavoro, gli occhiali si tolgono e, con essi, la tensione connessa al computer.
APPENDICE BIBLIOGRAFICA
Per imparare a vedere meglio
C. Markert Vedere bene senza occhiali, red edizioni, Como J. Bames Migliorare la vista, Armenia, Milano
A, Huxley L’arte di vedere, Adelphi, Milano
B. Hughes Vedere meglio, Armenia, Milano
P. Lattuada È meglio vedere, MER, Padova
L. Scholl Guardiamoci negli occhi, SugarCo Edizioni, Milano
Per ulteriori indicazioni sulla letteratura straniera e in particolare in lingua inglese, si rimanda all’Appendice biblìografica e documentaria’ del libro Vedere bene senza occhiali.
sul training autogeno
G. De Chirico Training autogeno, red edizioni, Como
G. De Chirico Corso di training autogeno, l’ed edizioni, Como
Sul metodo Feldenkrais
M. Feldenkrais Il metodo Feldenkrais. Conoscere se stessi attraverso il movimento, red edizioni, Como
M. Feldenkrais Le basi del metodo, Astrolabio, Roma
M. Feldenkrais Conoscersi attraverso il movimento, Celuc libri, Milano
R. Alon Guida pratica al metodo Feldenlerais, red edizioni, Como
R. Alon Vincere il mal di schiena con il metodo Feldenlerais, red edizioni, Como
A. TriebelThome Il metodo Feldenlerais, red edizioni, Como
Sulla bioenergetica
R. Hoffmann Bioenergetica, l’ed edizioni, Como
Sullo yoga
M. Eliade Tecniche dello yoga, Bollati Boringhieri, Torino Centro Yoga Sivananda Il libro dello yoga, Lyra libri, Como B.K.S. Iyengar Teoria e pratica dello yoga, Edizioni Mediterranee, Roma
G. Cella Yoga e salute, Bompiani, Milano
P. Phulgenda Sinha Cure yoga, l’ed edizioni, Como
G. Cella, M.G. Cella Yoga del sole e della luna, l’ed edizioni, Como
E. ]enny, D. Keshava Yoga, l’cd edizioni, Como
Argomenti connessi
R.L. Gregory Occhio e cervello, La psicologia del vedere, Cortina Raffaello, Milano
R. Pierantoni L’occhio e l’idea, Fisiologia e storia della visione, BollatiBoringhieri, Torino
P. Fragnay Iridologia, l’ed edizioni, Como
C. Aubert Un altro piatto, Mondadori, Milano
A. Hoffer, M. Walker Nutrizione ortomolecolare,Red edizioni, Como
B. Auriol Tutti i metodi di rilassamento, l’ed edizioni, Como A. Meares Rilassamento e meditazione, l’ed edizioni, Como F, Artusio Psicoginnastica, l’ed edizioni, Como
S. Gawain Visualizzazione creativa, l’ed edizioni, Como B. Roet J disturbi psicosomatici, l’ed edizioni, Como