Occhi e Medicina Tradizionale Cinese , l’emozione della Rabbia e i suoi effetti

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 Fonte

http://www.procaduceo.org/it_info/ira.htm7

L’ira è una scelta, oltre che un’abitudine up.jpg

Intendiamo con “ira” una reazione con perdita di controllo che il soggetto vive ogni qualvolta le sue attese non vengono corrisposte. Può manifestarsi come sfuriata, ostilità, violenza fisica o perfino del mutismo, in questo caso perverso. L’ira è psichicamente paralizzante, e di solito nasce quando vorremmo che coloro che ci circondano fossero diversi o agissero in modo diverso da quello che fanno.
L’ira è una scelta, oltre che un’abitudine. È un modo di agire che abbiamo imparato come reazione ad una frustrazione. L’ira, portata agli estremi, diventa una forma di follia, si definisce infatti pazzo colui che non controlla il proprio comportamento.
L’ira non rende nulla ed è debilitante. Sul piano fisiologico, provoca ipertensioni, ulcere, esantemi, cardiopatie, palpitazioni, insonnia e stanchezza. Sul piano psicologico, distrugge i rapporti affettivi, guasta i rapporti interpersonali, determina senso di colpa e depressione e, comunque, è sempre un qualcosa che sarebbe meglio evitare.
Anche l”azione dell’ira sui piani sottili è assai dannosa in quanto crea fortissime vibrazioni astrali con il conseguente laceramento dell’aura e della protezione psichica che essa costituisce.
Pensi di avere la “miccia” troppo corta? Allora l’ira fa parte della tua vita. Se cosi fosse dovresti riconoscere che giustificazioni del tipo “Fa parte della natura umana, oppure, se la tengo dentro e non mi sfogo, mi viene l’ulcera”, sono solo scuse perché, nel profondo, sai benissimo che non sei affatto contento che l’ira sia una parte di te. Inutile dire che se non piace a te, tantomeno piace agli altri.
Nessuno ha alcun bisogno dell’ira, ed essa non risponde ad alcuno scopo che abbia rapporto con la serenità e la soddisfazione di una persona. Forse sei dubbioso perché hai sempre sentito dire che è più salutare dare sfogo all’ira che tenersela dentro. Sì, in effetti lo sfogo dell’ira è più salutare della sua soppressione, ma sarebbe molto meglio coltivare la pace ed eliminare l’ira completamente.

L’ira nasce da un ragionamento ben preciso up.jpg

Va notato che l’ira non nasce da sé, ma è il risultato di un ragionamento ben preciso che tu fai quando le cose non vanno come vorresti, ti senti frustrato e vorresti cambiarle. Quando non le puoi cambiare direttamente ti scagli contro la persona che tu pensi (a torto o ragione) responsabile e scegli fra le reazioni che ben conosci, quella che credi possa meglio servire per ottenere lo scopo che ti sei prefisso.
Pertanto, se sei convinto che l’ira fa parte della natura umana, hai un buon alibi per accettarla e non fare nulla per eliminarla. A questo punto, se hai deciso di conservarla, sfogala pure, la tua ira, ma manifestala in modi possibilmente non distruttivi.
Comunque, sarebbe bene che iniziasti a pensare che sei certamente capace di vedere le cose che ti irritano in modo diverso, in modo che alla rabbia possano sostituirsi emozioni che meglio ti ripaghino. Certamente continuerai a provare disagio, fastidio, irritazione o disappunto, perché il mondo non sarà mai come lo vuoi tu, ma non avrai più quei perniciosi attacchi di rabbia che ti fanno perdere il controllo.
Capita a tutti di trovarsi in situazioni in cui può essere utile alzare la voce, ma sempre mantenendo il pieno controllo con la capacità di dimenticare dopo pochi istanti quello che è successo. Alzare la voce o fare la faccia arrabbiata può far meglio comprendere alla tua bimba che non si deve giocare per la strada, ma ciò deve durare un attimo e lasciare quindi spazio alla pace e alla serenità.

L’ira interna non è migliore di quella manifesta up.jpg

Forse fai parte della schiera di coloro che sono invasi da grande ira, ma che non hanno il coraggio di manifestarla. La tieni nascosta dentro e prepari il terreno adatto per disfunzioni o malattie. Non credere con questo di essere migliore di colui che urla e si arrabbia: nella tua mente vi sono infatti le stesse frasi che dice lui, e come lui ritieni che persone e le cose dovrebbero essere come le vuoi tu. E pensi anche che se lo fossero non saresti adirato.
Questa è comunque una logica difettosa e pericolosa, eliminare l’ira è l’unica e vera soluzioni per liberarti da tali tensioni.
L’unico mezzo valido per eliminarla è comprendere l’importanza di lasciare agli altri la loro libertà di essere ed agire e non permettere che le loro idee o comportamenti abbiano il potere di farti adirare. Con un’alta stima di te stesso, e rifiutando di lasciarti influenzare dagli altri, non sarai più preda dell’ira e non recherai più danno agli altri o a te stesso.

Il fegato, visto dalla MTC (Medicina Tradizionale Cinese) up.jpg

Il fegato è un organo pieno, maschio, che accumula e distribuisce il nutrimento all’intero organismo e partecipa alla formazione ed al rinnovo del sangue, quest’organo, nell’uomo, regge, l’aspetto forza ed energia.
La cistifellea (detta anche vescica biliare) è una vescichetta dove si raccoglie la bile (prodotta dal fegato) per essere poi riversata nel duodeno. La cistifellea è un organo cavo, di natura femminile e si integra col fegato al punto che le malattie dell’uno significano necessariamente la malattie dell’altro.
Il fegato si manifesta nelle unghie e particolarmente in quelle degli alluci, che spesso, quando l’energia del fegato degenera, assumono una colorazione giallastra, scura, con rigature verticali (i giraditi sono invece collegati a problemi dell’apparato genitale).
Anche i tendini (tessuti piuttosto rigidi che uniscono le strutture ossee ed i muscoli) sono strettamente connessi al fegato, a cui si debbono fenomeni come le tendiniti e il gomito del tennista. Il rapporto muscoli/fegato va chiarito con precisione in quanto il fegato non è correlato alla parte carnosa dei muscoli, bensì alla loro espressione di forza.
L’aspetto forza, dinamismo, se portato all’eccesso, diventa poi violenza, aggressività. In questa situazione sono le persone che, pur nell’immobilità, hanno movimenti di tamburellamento o simili, perchè non riescono a rilassare i muscoli e quella dei bambini iperattivi. Anche i problemi della vista derivano dal fegato e così pure le lacrime.
Sono legati al fegato i problemi agli occhi (vista alterata, congiuntivite, ecc.), le tendiniti, le gambe deboli, ecc. Sempre nel fegato sono da ricercarsi le cause degli stati infiammatori dell’apparato genitale (vaginiti, annessiti, …).

Organi collegati

Tendini, Unghie, Muscoli (come forza), Occhi.

Aspetti psichici

Sono manifestazioni di un fegato normale, il coraggio e l’iniziativa; l’eccesso, invece, si manifesta con ira, urla, rabbia e aggressività. Queste manifestazioni, a loro volta, danneggiano il fegato. Con queste informazioni non sarà difficile comprendere il legame tra il fegato e le seguenti situazioni apparentemente diverse tra loro: un bambino che soffre di congiuntiviti che urla frequentemente; un uomo afflitto da frequenti tendiniti e, magari, con problemi di vista; gambe che non reggono; soggetti particolarmente irritabili o suscettibili.

Ciò che fa bene e ciò che fa male

Il fegato ama il verde ed è stimolato dal sapore acido o agro da usarsi con moderazione perché l’eccesso lo distrugge. Il cibo peggiore per quest’organo è rappresentato dalle droghe e di prodotti chimici; seguono, nell’ordine, l’aceto, l’alcool, la panna, il mascarpone, la carne ed i formaggi grassi e, per finire, le bevande molto fredde o ghiacciate.

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10 METODI PER APPRENDERE
COME VIVERE POSITIVAMENTE LA RABBIA
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Testo gentilmente fornito dal sito www.viviamoinpositivo.org.
Abbiamo elaborato un insieme di metodi, sperimentati prima personalmente e successivamente durante sedute individuali e seminari, ed ora abbiamo il piacere di condividerli con voi. 1) Consapevolezza della rabbia.
prendi coscienza delle cose che ti fanno normalmente arrabbiare (scoprirai che hanno tutte la medesima radice: la colpa).

  • Per una settimana, al termine della tua giornata (o non appena hai un attimo di tempo) scrivi: “Oggi mi sono sentito arrabbiato quando… perché…”.
  • Al termine della settimana rileggi quanto hai scritto: osserva le situazioni che ti hanno portato il sentimento della rabbia e sottolinea tutte quelle che sono simili.
  • Chiediti: “Che cosa di solito mi fa sentire arrabbiato?”.
  • Chiediti: “Mi arrabbio maggiormente con me stesso o con gli altri?”.
  • Ritengo che vi siano delle colpe? A chi addosso le colpe?


Una volta completata questa analisi procedi con il secondo punto. 2) Dichiarazione della rabbia: 1° metodo.

  • Prendi un foglio di carta bianco e scrivi (una per ogni situazione o persona per la quale hai sentito nascere in te il sentimento della rabbia) una lettera di accuse, scrivi senza alcuna pietà, insultando, aggredendo, “urlando”. Se la rabbia la provi nei tuoi riguardi, scrivi una lettera indirizzata a te stesso.
  • Quando hai terminato di scrivere tutte le lettere: BRUCIALE. Mentre lo fai ripeti al tuo interno: “Io SCELGO di liberarmi completamente dal sentimento della rabbia”

3) Dichiarazione della rabbia: 2° metodo

  • Al termine della tua giornata (o in qualunque momento ti venga più comodo) esamina gli avvenimenti che hanno stimolato in te il sentimento della rabbia. Tieni sottomano un cuscino o mettiti vicino al materasso. Per ogni situazione esprimi la tua rabbia menando colpi sul cuscino o sul materasso (se ti viene da piangere fallo, senza alcuna remora, piangere fa bene e rilassa la tensione). Sfoga la tua rabbia il più possibile permettendole di uscire da te. Se ne hai la possibilità (vicini permettendo) grida o parla ad alta voce dicendo ciò che provi.
  • Quando ritieni di esserti sfogato abbastanza, sdraiati e passa alla fase di integrazione (vedi n. 5).

4) Dichiarazione della rabbia: 3° metodo.

  • Al termine della tua giornata, (o quando ti è possibile) recati in un parco, un giardino, un prato e correndo strigi forte i pugni fendendo l’aria come un pugile che si allena, immaginando ad ogni pugno di portare fuori di te la rabbia. Più senti salire la rabbia più pugni puoi dare all’aria e più forte puoi correre. Smetti quando ti senti scaricato.
  • Appoggiati ad un albero e assorbine l’energia. Oppure (se ne hai la possibilità) sdraiati sul prato o sulla terra nuda e assorbine l’energia attraverso il respiro.

5) Integrazione della rabbia: 1° metodo.

  • Siediti comodo in una poltrona con la spina dorsale il più possibile diritta, oppure sdraiati.
  • Respira lentamente e profondamente senza fare pause. Mentre lo fai rilassa mentalmente tutto il corpo, dai piedi fino alla testa.
  • Quando il tuo corpo è completamente rilassato, continua a respirare senza fare pause. Ripercorri la tua giornata e in particolare una volta in cui hai provato il sentimento della rabbia.
  • Sempre senza interrompere la respirazione osserva dove è la sensazione più forte nel tuo corpo nel momento in cui pensi alla rabbia e permetti alla rabbia di salire. Continua a respirare “sulla” sensazione e mentre lo fai mentalmente ripeti l’affermazione: “Accetto questo sentimento e lo trasformo in energia: tutto ciò mi serve per la mia crescita”.
  • Continua aumentando o diminuendo il ritmo del respiro fino a quando non senti una sensazione di pace interiore e la sensazione in quella parte del corpo è svanita.

6) Integrazione della rabbia: 2° metodo.

  • Per ogni situazione di rabbia che hai scritto sul foglio, scrivi un elenco di TUE RESPONSABILITÀ.
  • Non lasciarti influenzare dal desiderio di colpevolizzare, né te stesso, né le altre persone coinvolte. Assumiti semplicemente le TUE responsabilità nell’aver creato il sentimento della rabbia.
  • Quando hai terminato l’elenco prendi un foglio bianco e scrivi: “Posso scegliere la pace invece di…” (scrivi una per una tutte le situazioni che hai analizzato e per ognuna ripeti la frase: “Posso scegliere la pace invece di…”.

7) Integrazione della rabbia: 3° metodo.

  • Siediti tranquillo o sdraiati, metti una musica rilassante, se vuoi accendi una candela, chiudi gli occhi e visualizza la situazione che negli ultimi tempi ti ha maggiormente procurato rabbia.
  • Mantieni gli occhi chiusi e il respiro calmo e inizia a modificare a tuo piacimento i personaggi, il paesaggio, la luminosità, i suoni, la distanza, fino a che la sensazione interiore non sia completamente cambiata. Ad esempio: se nella visualizzazione della situazione di rabbia vedevi l’ambiente scuro, schiariscilo. Se c’erano voci alte, sostituiscile con voci basse, appena percettibili o con voci da “paperino”; se l’immagine la vedevi a distanza ravvicinata, allontanala; se la vedevi in bianco-nero, mettile i colori che preferisci. Se tu subivi, mettiti in posizione d’attacco. Se eri zitto, parla e viceversa.
  • Effettua un cambiamento per volta e osserva come ti senti, se la sensazione è cambiata o diminuita in qualche modo.
  • Termina quando senti un senso di benessere e la sensaziine di rabbia è completamente svanita.

8) Integrazione della rabbia: 4° metodo.

  • Se la sensazione di rabbia è legata ad una persona, scrivile una lettera nella quale spieghi ciò che provi. Usa sempre la prima persona (io sento, io provo, io credo) e sfogati senza però insultare, ma cercando di comprendere il SUO punto di vista.
  • Ad esempio potrai scrivere: “Io mi sono sentito arrabbiato quando tu…, anche se mi sembra che tu abbia fatto questo perché…; io ho sentito l’impulso di… e mi è sembrato che tu…”.

9) Integrazione della rabbia: 5° metodo.

  • Dovresti fare questo esperimento con due sedie e provare a sederti ora sulla sedia tua, ora sulla sedia dell’altra persona con la quale hai un problema di rabbia. Quando sei sulla “sua” sedia, cerca di sentire profondamente cosa l’altro può pensare e il perché ha dato quella data risposta o si è comportato in quel dato modo.
    Quando sei sulla tua sedia fai emergere ciò che avresti voluto dire e non hai detto.
  • Questo esperimento serve a farti comprendere che anche ciò che non esprimiamo a voce determina comunque una vibrazione che l’altro percepisce e alla quale a sua volta inconsciamente o meno reagisce.

10) Integrazione della rabbia: 6° metodo.

  • Cerca di PERDONARE prima di tutto te stesso per avere provato rabbia, per esserti sentito impotente, spaventato, ecc. Prendi uno specchio e guardandoti negli occhi ripeti: “Io ho fatto quanto di meglio sapevo fare in questa situazione e con i mezzi che avevo, cercherò di rimediare appena possibile, tutto ora è perfetto così com’è.”. Ripetilo o scrivilo fino a quando non ne sei veramente convinto.
  • Poi PERDONA l’altro o la situazione stessa. Sempre davanti allo specchio ripeti: “Io ti perdono…, non approvo il tuo comportamento, ma so che hai fatto quanto eri in grado di fare con i mezzi che hai e con le conoscenze che hai. Scelgo di abbandonare il rancore nei tuoi confronti e libero te e me.”
    Ripetilo o scrivilo fino a che non ne sei convinto. Il perdono è un atto liberatorio, il cui effetto. benefico si riflette su di noi.
  • Dopo il perdono rimani in silenzio in una posizione comoda e collegati con l’Energia Infinita, visualizzando una luce rosa proprio al centro del tuo cuore, immagina che questa luce prenda la forma di un fior di loto che ad ogni inspirazione si apra e ad ogni espirazione di richiuda. Pensa intensamente all’amore, ricorda con gioia una volta che hai amato o sei stato amato e rimani in questo pensiero il più possibile.

Ricorda che la rabbia che senti è una prova del fatto che non comunichi correttamente con gli altri, riconoscendo ciò, puoi SCEGLIERE di adoperarti per cambiare il tuo atteggiamento. Sei completamente LIBEROdi scegliere la pace o la guerra, il riconoscerlo ed agire di conseguenza dipende unicamente da te.

Bibliografia up.jpg

  • Wayne W. Dyer, Le vostre zone erronee.
    Rizzoli Editore, Milano, 1990.
  • Henry Chenot, La dieta energetica.
    Rizzoli Editore, Milano, 1982.
  • Ilza Vuti, The yellow emperor’s classic of internal medicine.
    University of California Press, Barkeley, Los Angeles, London.

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