Testimonianza di un mio paziente che sto seguendo per diplopia. (Autorizzata alla pubblicazione)

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Preciso che questo giovane ha portato occhiali prismatici per poter leggere da ben 23 anni. 
In soli due mesi ha ottenuto uno straordinario cambiamento . 
Vale la pena di leggere ! 
“””Fin da bambino sono stato abituato a ricevere punizioni, spesso violente e coercitive e altrettanto spesso senza alcuna evidente motivazione ovvero senza che questa potesse giustificare tali reazioni. In me si è così ingenerata insicurezza e senso di inadeguatezza in quanto comunque sia quello che facevo o avrei fatto sarebbe stato prima o poi sanzionato o, comunque, avrei dovuto aspettarmi una qualche reazione per un motivo che, forse, mi sarebbe stato detto. 

Tale senso di inadeguatezza era altrettanto marcato dal punto di vista emotivo in quanto all’espressione, o tentativo di espressione, dei bisogni si andava ad imporre la visione egocentrica di mia madre per la quale ogni situazione doveva essere plasmata e adattata secondo le proprie necessità e sentire: c’era sempre un modo per lei di trovare per me un qualcosa di positivo nelle sue idee e soluzioni allo stesso modo di come per Natale lo stesso regalo replicato a molte molte persone aveva per ciascuna di queste una spiegazione, un ricordo, un’idea, uno spunto differente e “personale”

Spesso ero solo e la mia solitudine veniva da mia madre giustificata con l’argomentazione che non era importante il tempo in cui si stava insieme ma la qualità del tempo trascorso: qualità e livello di qualità, ovviamente, assolutisticamente autonomamente definiti da mia madre stessa. 

Ero il bambino bravo che doveva agire entro schemi e limiti prefissati con ben poca autonomia di uscire anche solo banalmente nella decisione degli abbigliamenti da comprare che, per foggia (<<con questi sei bello…>>) e taglia (sempre rigorosamente ultra abbondante al fine di assorbire pluriennali crescite) 

A tali situazioni si alternavano, anche repentinamente momenti, di tenerezza e di occasioni di soddisfacimento materiale (non mi è mai mai mancato nulla) quasi all’interno dello stesso registro: tali realtà così diverse viaggiavano per me diplopicamente parallele senza alcuna apparente cerniera: erano così e dovevo prendere quello che arrivava…

L’istinto di sopravvivenza mi ha insegnato ad eludere, o provare ad eludere, questi trabocchetti punitivi e vuoti emotivi mettendo in atto comportamenti elusivi e imparando ad utilizzare schemi, atteggiamenti con autoimposti limiti diversi a seconda dell’interlocutore che mi si poneva di fronte. 

Ho imparato a cercare, a raggiungere e a prendermi da solo quello che gli altri non capivano avrei voluto mi dessero senza che con questo io però mai o quasi mai riuscissi preventivamente a esprimerlo e chiederlo. Sfuggito dal “controllo” dell’interlocutore la necessità era quella di placare la sete di soddisfazione e apprezzamento 

Da adulto, l’elusione e l’ambiguità emotiva e gli atteggiamenti sbagliati mi hanno portato a perdere la mia famiglia (mia moglie e i miei due bambini, Benedetta e Riccardo) dopo essere andato a cercare soddisfazione e apprezzamento con un’altra donna con la quela concubinamente ha intrecciato una relazione che diplopicamente viaggiava su una realtà parallela senza occasione di incontro a quella principale. Da tale relazione è nata Sara

Pur migliorando e crescendo come padre, a due anni e mezzo dalla nascita di Sara assisto e accompagno lo scorrere delle vite parallele e in oggi inconciliabili dei miei tre figli che diplopicamente non hanno occasioni di incontro, di confronto, di condivisione e crescita. Anche loro realtà parallele…

Non so se c’è stato un momento da quando ho iniziato a vedere doppio. Mi pare di non essere mai riuscito a vedermi la punta del naso con entrambe le pupille. 

Solo a 16 anni, a seguito di continui mal di testa e dopo numerosissime visite, un’oculista si è accorta di questo “difetto”. 

Forse troppo grande o con il cervello abituato all’elusione generale, ho “eluso” anche i vari esercizi ortottici che pertanto non hanno su di me avuto alcun effetto.

Cacciatomi nel baratro in cui mi ritrovo, ho deciso che avrei voluto provare a migliorare, in primis come padre e come persona. La necessità di capirmi e migliorarmi,  il bisogno di porre un fine alla stanchezza e spossatezza generata dalla visione diplopica, oltre che il timore di un continuo sempre più invalidante peggioramento e, non ultimo, il vivo desiderio di capirne le cause, mi hanno determinato a provare metodi alternativi a quelli tradizionali. 

L’incontro con Lei mi è stato suggerito dalla dottoressa xxx mio faro nell’emotivo peregrinare e, pur essendo fondamentalmente un materialista, mi piace pensare che tale gioco di squadra non sia venuto casualmente

A un paio di mesi dal nostro primo incontro, sono quotidianamente sbalordito dalle scoperte che sto facendo. Grazie agli esercizi che mi insegna e che provo a ripetere ho ben compreso e non mi sono illuso di poter annullare il mio “difetto” visivo ma ho la consapevolezza, così come sto effettivamente verificando e sentendo, di poter comprendere e dare centralità alla mia visione governando e gestendo la diplopia.

Quasi come un automatismo, traguardata la centralità visiva, ho sentito e iniziato a percepire in me e su di me la centralità della mia vita e come tutti quei anche nefasti parallelismi che mi sono creato non avrebbero dovuto più proseguire slegatamente e liberamente ma avrebbero dovuto essere da me governati.

Centralità visiva e centralità emotiva di comportamento e di sentire senza più alcuna ambiguità dunque. 

Inizio a non aver più bisogno di evadere e comunico quello che voglio e desidero. So e mi nutro di quello che vorrei. Centrato e concentrato in me allontano la solitudine.

Sento di riuscire a essere finalmente e centralmente io senza bisogno di trucchi, schemi, tattiche e che tutte le realtà messe insieme possono invece aiutarmi a dare ai miei figli e a chi amo il vero Lorenzo

Anche chi mi sta intorno ha notato questi cambiamenti e una cliente è arrivata a dirmi che si vede che sono innamorato (!!!): questa non sa e non può sapere che non lo sono per quello che, come prima, mi veniva dato e riconosciuto, ma di quanto ho dentro centralmente su di me e che spero poter dare

Sono sicuro e voglio presto ottenere il miglior controllo possibile sulla mia visione andando stereograficamente a leggere l’esercizio che, giusto ieri, mi ha fatto vedere e, chissà, se poi riuscirò anche a prendere un controllo della mia vita, riprendendomi la mia famiglia per amarla finalmente per quello che veramente e centralmente sono

Come da accordi l’autorizzo a pubblicare anonimamente questo mio piccolo racconto e incontro di vita (analogamente per la dottoressa xxx  che mi legge in CC)

Grazie

Alla prossima “””

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