Genetica ed Epigenetica un contributo di Walter Riscossa

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Bambini belli e bambini brutti. Genetica vs epigenetica

Partendo dall’assunto che la bellezza è un parametro soggettivo, variabile in funzione del periodo storico, della cultura sociale e delle latitudini geografiche, a tutti noi succede di osservare bambini che possiamo definire belli o meno. In questa distinzione non valutiamo solo singoli parametri come la dimensione degli occhi, del naso o delle orecchie, ma piuttosto percepiamo un quadro di insieme in cui il viso ma anche la postura e il portamento ci trasmettono una sensazione di armonia oppure di disarmonia.

Ebbene, se osserviamo i genitori, potremo ogni tanto notare delle somiglianze con il figlio molto marcate, mentre in altri casi altre meno.

Fino a qualche anno fa e precisamente il 2013 la biologia ci insegnava che il patrimonio genetico (quello che i nostri genitori e avi ci avevano trasmesso) avrebbe segnato il nostro destino in maniera chiara e precisa. Si diceva infatti che nel momento in cui saremmo stati in grado di “leggere” il patrimonio genetico di ogni soggetto saremmo anche stati in grado di prevederne il destino (almeno per l’aspetto legato alla salute).

Nel 2013 i premi Nobel James Rothman, Randy Schekman e Thomas Sudof, con i loro lavori, per la prima volta in maniera inequivocabile cominciarono a parlare di epigenetica e a sconvolgere completamente il mondo della genetica. In pratica essi dimostrarono che il patrimonio genetico (DNA) che ci è stato tramandato è immutabile per quanto riguarda la sequenza con cui si susseguono i caratteri ereditati (e questo già si sapeva) ma è fortemente influenzato dall’ambiente in cui l’individuo si trova a vivere.

In pratica le reazioni biochimiche generate dalla relazione con l’ambiente (metilazioni), sono in grado di modificare i messaggi con cui il DNA comunica alle cellule cosa fare, come farlo e quando farlo, fino a cambiare in maniera stabile ma reversibile ciò che il DNA trasmette e quindi il comportamento delle cellule e quindi di organi e apparati. Questo si traduce nel fatto che anche un patrimonio genetico “non dei migliori” potrà esprimersi meglio oppure peggio in base a fattori quali modalità di alimentazione, inquinamento ambientale ed altri.

Facciamo un esempio per meglio chiarire.

Se ho bisogno di copiare in bella calligrafia un testo antico è chiaro che una Mont Blanc da 3.000 franchi sarà sicuramente meglio una Bic da 2 franchi. È chiaro che il patrimonio genetico (la penna) condizionerà fortemente la qualità del tratto della mia scrittura e quindi il risultato finale.

Fin qui siamo nella sfera di influenza della genetica.

Per capire cosa è l’epigenetica e la metilazione possiamo immaginare di fare le seguenti cose: lasciar cadere a terra la Mont Blanc più volte sulla punta e di lasciarla al sole sulla spiaggia ad agosto (processi di metilazione) e trattare invece la Bic in maniera impeccabile.

E qui siamo nel campo dell’epigenetica.

Ecco che, a questo punto la Bic sarà in grado, pur con una patrimonio genetico di qualità inferiore, di scrivere in maniera migliore rispetto alla Mont Blanc che, per fattori epigenetici avrà rovinato il patrimonio genetico stesso.

Questo fa tutta la differenza quando parliamo di genetica pre 2013 e post 2013.

In biologia questo è ormai un dato di fatto, ma la medicina, ancora ancorata a vecchi schemi mentali, non ha ancora completamente accettato e integrato nel suo modus operandi.

Tornando al nostro bambino, quindi, i fattori epigenetici in grado di renderlo più o meno aggraziato sono tutte quelle situazioni in cui il suo sistema nervoso si trova a dover interagire con l’ambiente con la finalità di farlo sopravvivere il più a lungo possibile. Ma ancor più sarà importante la frequenza con cui queste situazioni si ripetono e l’impatto che hanno sulla sopravvivenza.

Famoso è l’esempio della Biston Betularia; questa farfalla, pur mantenendo il suo patrimonio genetico invariato (genetica), a causa dello smog conseguente alla rivoluzione industriale ha avuto come effetto epigenetico quello di cambiare il suo colore da bianco a nero, per poter meglio mimetizzarsi tra le betulle rese scure dalle particelle di smog.

Allo stesso modo, un bambino che sin da piccolo ha difficoltà nella respirazione dal naso avrà avuto stimolazioni epigenetiche diverse dallo stesso bimbo che invece poteva respirare bene dal naso.

Devi sapere che la respirazione buccale genera uno stato di “agitazione” detta simpaticotonia (puoi approfondire con quest’altro mio articolo l’argomento) che genera la produzione di ormoni dello stress. Il fattore epigenetico (la difficoltà respiratoria) produrrà reazioni biochimiche (catecolamine) che, con il tempo, metilando il DNA porteranno a modificare l’informazione che dal DNA arriva alla cellula e gli dice cosa fare.

Tutto ciò fino a generare un cambiamento stabile non fisiologico (ma per fortuna ancora reversibile) del comportamento del piccolo, ad esempio facendolo respirare dalla bocca invece che dal naso. Se osserviamo un bimbo “aggraziato” nei lineamenti del viso ma anche nella postura e nel movimento raramente (per non dire mai) respirerà dalla bocca.

Osservare il proprio bambino e la sua modalità di respirazione sono fattori molto importanti per il corretto sviluppo delle strutture del suo corpo e quindi per far sì che il suo patrimonio genetico possa esprimersi in tutta la sua “bellezza”.

Quando si osserva una respirazione non dal naso sarà sempre importante fare in modo che questa sia recuperata nel più breve tempo possibile per evitare che questo generi nel medio e lungo periodo problematiche ortodontiche e posturali importanti che vanno affrontate con lunghi e in alcuni casi dolorosi percorsi teraputici.

Walter Riscossa